LA RIFLESSIONE – Industria: serve un distretto produttivo di territorio


Con il persistere della crisi, gli agglomerati aziendali esistenti andrebbero salvaguardati. Magari cercando di pensare in grande. L’idea di un polo locale dedicato alle startup innovative.

di Marco Cavicchioli

2Sul territorio della zona nord del torinese ci sono diverse aree industriali con tante fabbriche dismesse. Visto che le cause della crisi sono globali, e dato che la medesima non accenna a risolversi, non ci si può attendere che qualcuno rilevi quelle fabbriche e le riapra (di sicuro non sul breve periodo, ma probabilmente nemmeno sul medio/lungo). Ma allora che fare? Nulla? Aspettare, magari invano, che la crisi “passi da sola“? Il problema della nostra zona è comune a tutta l’Italia e riguarda proprio una caratteristica peculiare del nostro tessuto produttivo: spesso le aziende italiane sono troppo piccole per poter essere competitive a livello globale, e visto che oramai il mercato è mondiale, e la concorrenza arriva anche dai colossi stranieri, è impossibile immaginare che da questo punto di vista qualcosa possa veramente cambiare. Ma non è così dappertutto.

Esistono ancora numerosi singoli settori industriali in cui l’Italia è estremamente competitiva: non solo nel vino, o negli alimentari di alta gamma, ma anche i settori più specificatamente industriali, come la ceramica (in particolare le piastrelle), la pelletteria, gli occhiali, eccetera. Come hanno fatto le piccole aziende italiane a resistere alla concorrenza straniera in questi settori? Grazie ai distretti produttivi, delle zone specifiche cioè in cui si concentrano molte ditte specializzate che producono un particolare tipo di prodotto. I distretti consentono alle aziende di poter ambire tutte insieme ad assumere dimensioni paragonabili a quelle dei colossi stranieri, e di fare ad esempio le cosiddette “economie di scala“. Certo, realizzare questo progetto non è affatto di facile, ma tra un progetto difficile ed il nulla forse conviene scegliere il primo.

E da queste colonne lanciamo alle amministrazioni comunali della zona una proposta:: perché non pensare ad agevolare, tramite sgravi e condizioni vantaggiose d’insediamento, la realizzazione (anche chiedendo aiuto alla Città Metropolitana di Torino) di un distretto industriale dedicato alle startup innovative (come quello che, in Veneto, ruota attorno alla famosa H-Farm)?. Ovviamente questa è solo un’idea, ma l’importante sarebbe al momento iniziare a parlarne, perché più tempo si perde meno probabilità si hanno di “salvaguardare” ciò che resta di queste zone industriali.


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Giovanni D'Amelio