I 5 Stelle di Borgaro: “BASTA CON I CONSIGLI COMUNALI A SIPARIETTO”


Durante lo svolgimento del Consiglio Comunale del 16 luglio i due esponenti grillini per protesta hanno abbandonato l’assemblea. “Quest’aula dovrebbe vedere maggioranza e opposizione dibattere, anche con vigore in termini di dialettica politica, temi e proposte per risolvere o migliorare i problemi dei cittadini”. 

Borgaro – L’assisse di metà luglio sarà sicuramente ricordata per lo scontro verbale al vetriolo tra la maggioranza e il Gruppo Latella, ma anche dalla protesta dei due esponenti del Movimento 5 Stelle, che a un certo punto hanno abbandonato la sala. “Abbiamo dovuto assistere ad un’ora e un quarto di autoelogi pietosi ed edulcoranti – scrivono in un comunicato stampa Cinzia Tortola e Alessandro Carozza scagliandosi contro chi governa la città – e si sono sprecati gli insulti senza ritegno. Non si può utilizzare il Consiglio Comunale, pagato fra l’altro dai cittadini,come altare per autoelargirsi encomi a titolo gratuito. Tutto ciò non dovrebbe accadere, mentre a Borgaro succede continuamente, visto che nei confronti delle opposizioni basta non essere d’accordo o si propone un’altra visione delle cose e si viene subito aggrediti verbalmente, con toni ed epiteti fuori luogo”.

Sottolineando per l’ennesima volta di non volere commentare la vicenda dell’archiviazione da parte della Procura della Repubblica dell’esposto presentato dal Gruppo Latella sul presunto reato di peculato, i due pentastellati sostengono che la maggioranza sbaglia a utilizzare “la sala consigliare come un arena da combattimento, trasformando la seduta consiliare in un siparietto di teatro di basso livello”. E Ancora. “Il livello irrispettoso raggiunto dagli assessori e dai consiglieri di maggioranza ha avuto poi l’apoteosi quando il capigruppo di maggioranza a commento della nostra uscita dal consiglio si rivolge a me con l’intercalare “bella biondina” . Non è accettabile, non rispetta il ruolo rivestito in quella conclave ed è anche sessista e oltraggioso: io ho un nome e un cognome e una carica pubblica”. E concludono:  “Per noi fare politica significa essere al servizio dei cittadini, con il massimo rispetto dovuto a coloro che ci hanno votato e non deve essere, come è adesso, una conduzione famigliare pensando che sia casa propria. Noi questo lo diremo sempre con forza!”.


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Giovanni D'Amelio