Borgaro/Mappano: gli appuntamenti per il Giorno del Ricordo


Le amministrazioni comunali hanno scelto di non far passare la ricorrenza in silenzio, come invece avviene ancora in molte realtà italiane.

di Giada Rapa

Ricadono in questo 2024 i 20 anni dell’istituzione del Giorno del Ricordo, per non far perdere la memoria sui massacri delle foibe e gli esodi che hanno colpito dalmati, fiumani e istriani. Una ricorrenza che non sempre ha avuto l’attenzione che merita: solo negli ultimi anni, infatti, è stata dimostrata maggiore sensibilità da parte delle istituzioni pubbliche, a tutti i livelli. Tra le “realtà virtuose”, le amministrazioni di Borgaro e Mappano che, seppure in modo diverso, hanno dato risalto alla celebrazione.

MAPPANO – Per la prima volta dall’istituzione del comune, l’ex frazione ha organizzato un appuntamento per tale ricorrenza, organizzando una serata – quella di venerdì 9 febbraio – che ha visto la presenza dello storico Davide Aimonetto. “Un ricordo doloroso” ha introdotto il sindaco Francesco Grassi, per poi lasciare spazio al relatore che ha definito la questione delle foibe ancora “materiale incandescente”. Una situazione causata anche da una mancanza di chiarezza sulle dimensioni numeriche del fenomeno – una corrente negazionista parla di poche centinaia; alcune fonti parlano di circa 30.000; altre, più verosimili, di 5.000 – “che si sta cercando di rendere sempre più parte del nostro patrimonio culturale”. Aimonetto ha ripercorso dettagliatamente le vicende storiche che hanno portato alla tragedia delle foibe. A partire dalla III Guerra di Indipendenza del 1866; passando per la Marcia su Fiume guidata da Gabriele D’Annunzio; giungendo alla faticosa convivenza sancita dal Trattato di Rapallo del 1920 e alla penetrazione forzata dell’Italia nei Balcani del 1941. Due anni più tardi inizieranno le prime foibe a causa della sbagliata equazione italiano = fascista = nemico del popolo: una situazione che continuerà fino al 10 febbraio 1947, con il Trattato di Parigi, a causa del quale inizierà l’esilio di centinaia di dalmati, fiumani e istriani, costretti ad abbandonare tutto da un giorno all’altro.

BORGARO – Cerimonia più partecipata degli anni precedenti a Borgaro, con la tradizione – che si rinnova dal 2017 – di trovarsi la mattina del 10 febbraio per recare omaggio alla targa commemorativa situata presso il cimitero comunale. “Un evento della nostra storia recente come ricordato dal nostro presidente Mattarella – ha esordito il sindaco Claudio Gambino – che per troppo tempo è stato sottaciuto da chi quella storia doveva scriverla”. Doveroso, quindi, onorare la memoria e le vite spezzate da quella tragedia, in una volontà di intenti che vede unite maggioranza e opposizioni. Unità evidenziata anche dalla deposizione della corona di alloro, portata dal capogruppo di maggioranza Giancarlo Lorenzi e dal consigliere di minoranza Marco Latella. “Ringrazio coloro che oggi sono intervenuti per ricordare il genocidio operato dalle truppe comuniste di Tito ai danni di coloro che avevano come unica colpa l’essere italiani. Non fascisti, ma italiani” ha sottolineato Latella. Un ringraziamento è andato anche alla scuola – rappresentata dalla Dirigente Scolastica Lucrezia Russo – per la costante attenzione su queste tematiche.  In chiusura si è tenuto anche l’intervento di Dario De Vecchis, presidente dell’ANPI locale, i cui suoceri hanno vissuto quella tragedia. “I loro racconti erano sempre mirati alla convivenza e mai alla divisione” ha ricordato, focalizzando l’attenzione anche sull’importanza della ricerca storica.


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