L’importanza di fare memoria. Sempre.


Continuare a porre l’attenzione sulla tragedia della Shoah acquista ogni anno maggiore rilevanza. Perché quando l’ultimo testimone diretto sarà scomparso, bisognerà portare avanti il ricordo di quell’orrore. L’impegno dell’ANPI a Borgaro, Caselle e Mappano.

L’iniziativa organizzata a Borgaro dall’ANPI

di Giada Rapa

Sono passati ormai quasi 80 anni dal 27 gennaio 1945, quando il mondo ha scoperto l’orrore della Shoah. L’avanzare del tempo sta portando alla lenta, ma inesorabile, scomparsa di tutti coloro che sono stati testimoni diretti di questa terribile pagina di storia. Personaggi come Edith Bruck, Sami Modiano, Liliana Segre – solo per citarne alcuni – un giorno non ci saranno più. Ecco perché coinvolgere le nuove generazioni diventa fondamentale, affinché la memoria di ciò che è stato continui a essere portata avanti.

BORGARO – Ci ha provato la Biblioteca Civica, che nel pomeriggio del 25 gennaio ha organizzato un incontro pensato appositamente per i ragazzi dagli 11 ai 15 anni – fascia d’età particolarmente difficile da intercettare, come sottolineato dagli organizzatori – selezionando una serie di libri adatti alla loro età, per leggerne alcuni brani insieme e scatenare dibattito e riflessione. Una bella iniziativa che – forse a causa della scarsa pubblicizzazione – non ha ottenuto riscontro. Più partecipato lo spettacolo promosso dall’ANPI Sezione “Ercolina Suppo”, realizzato anche quest’anno in collaborazione con il CDM. Con una sceneggiatura – ideata da Rosalia Tribolo – dai toni decisamente forti, “Chi vuol vedere la mamma, faccia un passo avanti” ha portato in scena una realtà a volte poco evidenziata: quella delle terribili sperimentazioni in campo medico – effettuate nei campi di concentramento soprattutto sui bambini – e del tradimento del giuramento di Ippocrate di decine di medici. Al termine della serata, il presidente dell’ANPI locale, Dario De Vecchis, ha ricordato il borgarese Giacinto Varia, mai tornato dal campo di sterminio di Dachau. “Uniamoci nei valori della Costituzione e della Democrazia” è stato il suo appello.

L’iniziativa organizzata a Caselle dall’ANPI

CASELLE – Poca partecipazione per l’evento organizzato dall’ANPI Caselle – Mappano Sezione “Santina Gregoris”, nonostante una serata di alto valore culturale grazie anche alla presenza del professor Enrico Mattioda, del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino. “Pur essendo pochi siamo già tanti” ha affermato il sindaco Giuseppe Marsaglia, spronando a non guardare soltanto ai numeri. A seguito dell’introduzione della presidente Giusy Chieregatti – la quale ha invitato a non mettere sullo stesso piano le tragedie di ieri e di oggi – è stato proiettato un video sul viaggio ad Auschwitz con il “Treno della Memoria” effettuato grazie alla collaborazione dell’ANPI Caselle – Mappano, all’ANPI Boschi di Barbania e al Gruppo Culturale del Comune di Barbania dai giovani del territorio. Successivamente si è passati alla lettura del “Canto di Ulisse” tratto dal libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Ulisse è simbolo di dignità umana e di riscatto: temi necessari per sopravvivere all’inferno del campo di concentramento. La poesia diventa quindi strumento di salvezza per rimanere umani, in un luogo nel quale l’obiettivo era la disumanizzazione.

L’iniziativa organizzata a Mappano dall’amministrazione comunale

MAPPANO – Sono stati i giovani i protagonisti dell’incontro organizzato dall’amministrazione mappanese, che ha invitato ragazzi e ragazze che hanno partecipato all’iniziativa del Treno della Memoria – o sono in procinto di partire – per condividere le proprie esperienze e sensazioni. “Guardandoci attorno sembra che quell’orrore non sia mai passato del tutto. Ecco a cosa serve la memoria: non solo per non distrarci, ma anche per ricordarci che dobbiamo stare sempre attenti, affinché certe situazioni non si ripetano” ha introdotto il sindaco Francesco Grassi. Prima di passare la parola ai giovani mappanesi – tre partiti negli anni passati, due in procinto di affrontare il viaggio – è stata mostrata un’intervista della senatrice Liliana Segre, nella quale parlava del dramma dei campi di concentramento e della spersonalizzazione a cui gli ebrei erano soggetti. Spazio poi al dibattito, con i ragazzi che hanno condiviso le emozioni e le sensazioni provate nel corso di questa impattante esperienza. Uno di questi, Davide, ha lanciato una piccola provocazione, prontamente accolta dall’amministrazione: perché non fare qualcosa di concreto? “Facciamo in modo che questa commemorazione abbia un seguito – ha commentato la vicesindaca Paola Borsello – cerchiamo di coltivare qualcosa di bello insieme”.


Commenti

commenti