Borgaro, Lanzo, Leinì e Mappano sono stati protagonisti del 1° Festival della Legalità. Per continuare a porre l’attenzione sul tema e conoscere le storie di chi ha combattuto le mafie e continua a farlo.

di Giada Rapa
Sono stati cinque giorni intensi per quattro comuni del nostro territorio – Borgaro, Lanzo, Leinì e Mappano – che dal 17 al 21 ottobre hanno ospitato la prima edizione del “Festival della Legalità – Incontri Legali”, iniziativa promossa dalle associazioni 5 Sensi e La Novità con la collaborazione del Comitato per i Servizi di Mappano – in particolare nella persona di Marcella Maurin – del Presidio Pio La Torre leinicese di Libera e dell’associazione La Tazzina della Legalità, con il patrocinio dei comuni interessati. A spiegare le motivazioni dietro questo evento è stato Marco Rizzo, Referente per le attività culturali dell’associazione 5 Sensi. Non solo a seguito di un rapporto di Libera Piemonte secondo il quale “il 70% della popolazione della Regione non considera le mafie un fenomeno socialmente pericoloso” – evidenziando quindi la necessità di continuare a trattare l’argomento – ma anche per celebrare chi, ogni giorno, sceglie la legalità.
Tanti gli appuntamenti della manifestazione, avviata nel pomeriggio di venerdì 17 ottobre con la testimonianza a Mappano – replicata il giorno successivo a Lanzo – dell’imprenditore casellese Mauro Esposito, che dopo aver denunciato la ‘ndrangheta senza sapere, all’epoca, che si trattasse di criminalità organizzata, si è ritrovato a combattere anche con le contraddizioni dello Stato. “La lotta alla mafia è fondamentale, ma la seconda guerra è complicatissima” ha raccontato Esposito, anche delegato per il Piemonte e la Valle d’Aosta della Tazzina della Legalità. “Lo Stato spesso abbandona le vittime. Ma bisogna continuare: non per eroismo, ma per responsabilità”. A dialogare con l’imprenditore, il giornalista Vittorio Pasteris, direttore di Quotidiano Piemontese, che ha anche ha ribadito il valore dell’informazione libera e dei servizi d’inchiesta ed espresso solidarietà verso il collega Sigfrido Ranucci. “Due automobili che saltano in aria non sono un bel segnale” ha affermato, rimarcando però che il territorio è impegnato di una coscienza collettiva importante, sebbene con qualche “mela marcia”. Ricordati anche, dal sindaco Francesco Grassi, i tre Carabinieri recentemente scomparsi in servizio. “Hanno dato la vita per le nostre Istituzioni. Un esempio e uno sprone per i nostri giovani”.
Altro ospite di grande rilevanza è stato Francesco “Ciccio” Mongiovì – già ospite di alcuni comuni nel 2019, insieme ad Angelo Corbo – che ha fatto parte della scorta del giudice Giovanni Falcone qualche anno prima della strage di Capaci e che, nella Sezione Catturandi, ha partecipato all’arresto di Giovanni Brusca, responsabile di aver schiacciato il telecomando quel 23 maggio 1992. La lunga storia di Mongiovì – raccontata nei 4 comuni aderenti e ai ragazzi e alle ragazze delle 3e medie dell’Istituto Comprensivo di Mappano – è oggi racchiusa nel libro “Uomo di Stato” scritto con l’obiettivo di raccogliere fondi per l’associazione Siciliana contro le Leucemie e i Tumori Infantili. Nel corso degli incontri, Mongiovì ha condiviso un racconto intenso e personale della sua esperienza nella lotta alla mafia, soffermandosi in particolare sul periodo delle stragi, descrivendo le sfide quotidiane e i pericoli affrontati durante il servizio di scorta, evidenziando il clima di tensione e paura vissuto dai colleghi. Ha inoltre ripercorso le operazioni che portarono alla cattura di criminali di alto profilo illustrando le tecniche investigative dell’epoca, spesso artigianali, ma straordinariamente efficaci.
La giornata più intensa legata agli appuntamenti del Festival della Legalità è stata quella di domenica 19 ottobre, quando il Teatro Italia Borgaro ha ospitato – anche se in collegamento e con qualche problema di connessione – gli agenti di scorta Mimmo Scordino e Nicola Catanese e, in presenza, il procuratore Gian Carlo Caselli. I tre uomini hanno dialogato con alcuni ragazzi borgaresi che hanno preso parte al Viaggio della Legalità, promuovendo anche uno spettacolo, in orario pomeridiano, scritto e sceneggiato proprio da loro. Durante il confronto, Caselli in particolare ha ripercorso l’evoluzione del fenomeno mafioso, evidenziando come la criminalità organizzata abbia superato l’immagine tradizionale per infiltrarsi nell’economia e nella società civile. L’incontro ha reso omaggio alle vittime innocenti delle mafie e ha sottolineato l’urgenza di coinvolgere le nuove generazioni nel contrasto al crimine organizzato. Caselli ha condiviso la sua esperienza, a partire dalla scelta coraggiosa di assumere l’incarico di procuratore a Palermo dopo le stragi del 1992, e ha illustrato come la ricchezza illecita continui a spingere le mafie verso nuove aree geografiche, come dimostra la presenza della ’ndrangheta in Piemonte.
Il Festival si è chiuso con l’auspicio che questa prima edizione sia solo l’inizio di un percorso condiviso. “Perché la legalità non si celebra una volta sola: si pratica ogni giorno” ha ricordato Rizzo.

