Caselle: il virtuale è reale, ma spesso non lo si vuole comprendere


Di questo si è parlato in un dibattito via streaming sulla pagina Facebook del Comune. Per sottolineare la necessità di cercare un confronto con l’altro e di capire l’importanza delle parole che usiamo.

di Giada Rapa

Le parole hanno un significato. Hanno un’interpretazione. Ma soprattutto hanno un peso. Un peso che troppo spesso si tende a dimenticare, soprattutto quando si tratta di attaccare al sicuro, dietro lo schermo del proprio computer o del proprio smartphone. Un problema che, purtroppo, non si limita soltanto alla sfera virtuale: sempre più spesso, infatti, l’aggressione verbale, per alcuni individui, sembra essere l’unico modo per affrontare un pensiero diverso dal loro. E questo, sfortunatamente, avviene con una certa regolarità in politica, ambito che dovrebbe invece dare l’esempio.

Di questo, e molto altro, se n’è discusso venerdì 24 luglio, in una serata virtuale -svoltasi via streaming attraverso la pagina Facebook Caselle a Casa Tua– promossa dall’assessorato e dalla commissione per le Pari Opportunità e per la Promozione della Legalità. Diversi gli interventi della serata, chiamata appunto Le Parole Hanno Un Peso: dalla Presidente dell’associazione Parole O_Stili Rosy Russo, alla Vicepresidente del Senato Anna Rossomando, passando per l’intervento dello psicologo e psicoterapeuta Giovanni Callegari e di Mimma Caligaris, Presidente della Commissione Pari Opportunità della FNSI -Federazione Nazionale della Stampa Sindacato Unitario dei Giornalisti- per poi concludersi con Fabio Repici, avvocato del foro di Messina.

Nel corso del dibattito è emersa soprattutto la mancanza, in molti casi, di consapevolezza. Consapevolezza che quello che viene espresso sul web può avere diversi risvolti: sia dal punto di vista psicologico -come illustrato dal dottor Calligari- sia da quello legale -come invece spiegato dall’avvocato Repici. E, in una società che bada sempre di più all’immagine che alla sostanza, il ruolo dei giornalisti diventa fondamentale per riportare l’attenzione su ciò che è veramente importante. “Basta cercare sempre una giustificazione alla violenza” ha espresso con decisione Caligaris. “La prima forma di violenza è sicuramente l’assuefazione, credere che un tipo di linguaggio sia normale. Abituandosi a queste modalità si corre un doppio rischio: quello di non riconoscerle più come tali e quello di colpevolizzarsi, sentirsene quasi la causa. Per questo è importante non omettere” ha commentato l’assessora Angela Grimaldi.

Occorre quindi un cambio culturale, su più fronti, per rimettere al centro il rispetto dell’altro e comprendere davvero che le parole devono essere usate in modo corretto, soprattutto in un contesto pubblico.

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