Due spettacoli, seppure diversi tra loro, hanno portato in scena l’orrore di questa pagina di storia che non deve essere dimenticata. “Per tenere vivo il Ricordo” è stato il titolo di un’altra iniziativa che si è tenuta a Cascina Nuova e che ha visto la partecipazione dei giovani.

di Giada Rapa
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In occasione della Giornata della Memoria, le città di Caselle e Borgaro hanno promosso intense rappresentazioni teatrali per commemorare le vittime dell’Olocausto e riflettere sugli orrori della storia.
CASELLE – La rappresentazione portata in scena da Walter Revello dell’associazione “Libere Gabbie” – in anteprima assoluta – si è concentrata sulla vita nel campo di Auschwitz, con personaggi basati su persone realmente esistite. In modo particolare lo spettacolo, non a caso intitolato “Ad Auschwitz in una giornata qualunque”, ha evidenziato come la maggior parte delle persone che lavoravano nella fabbrica fossero volontari e come molti collaboratori italiani e tedeschi denunciassero ebrei, omosessuali, rom, sinti, zingari, testimoni di Geova e altri soggetti considerati negativi per la società. Una volta conclusa la rappresentazione – che ha visto in scena Elisabetta Genero e Valentina Mortara – Revello ha invitato a riflettere sul fatto che i sopravvissuti della Shoah sono ormai sempre meno e che persone come Liliana Segre sono costantemente minacciate. Nel suo intervento iniziale il sindaco Giuseppe Marsaglia ha ragionato su quanto vissuto dalle generazioni precedenti. “Io ho sessant’anni, perciò i miei nonni sono nati a fine 800, inizio 900. Hanno vissuto due guerre, nel mezzo una dittatura, eppure facevano feste, erano contenti, hanno fatto tanti figli, hanno costruito tutto per rilanciare l’Italia. Noi, invece, siamo sempre tristi. Quando vediamo che cosa è successo in passato, riflettiamoci, anche perché sono accadimenti che toccano veramente il cuore, e rendiamoci conto di quanto siamo fortunati”.
BORGARO – La collaborazione tra l’ANPI localse Sezione “Ercolina Suppo” e l’APS CDM ha dato vita all’intenso spettacolo teatrale “Die Musik Macht Frei – La Musica Rende Liberi”. La cornice è stata quella del Cotton Theatre trasformato per l’occasione, almeno all’avvio dello spettacolo, in un locale di cabaret anni ’30 in stile Eldorado – noto club di Berlino, inizialmente frequentato anche da nazisti omosessuali. Qui, gli spettatori hanno potuto a poco a poco immergersi in un viaggio particolare – sceneggiato su un’idea della vulcanica Rosalia Tribolo e accompagnato dalle melodie suonate al pianoforte da Franco Romanelli – che ha avuto come protagonista la musica. In particolare è stato evidenziato come quest’ultima sia stata utilizzata dal regime fascista e da quello nazista come strumento di propaganda, chiudendo i locali jazz ed escludendo gli ebrei dalle orchestre del territorio. Una musica, quindi, che non diviene più fonte di libertà, ma di morte, come racconterà in conclusione il violino – una fantastica Elena Ruzza – di Eva, una delle giovani donne morte nei campi di concentramento. Parole di encomio per lo spettacolo da parte dell’assessore Eugenio Bertuol, seguito da un accorato intervento di Dario De Vecchis, presidente dell’ANPI locale. “Il messaggio di questo spettacolo è quello di mantenere le antenne dritte e continuare a fare Resistenza ricordando anche i valori della nostra Costituzione. Stiamo vivendo un momento grigio, lo ha detto anche Papa Francesco. Dobbiamo però andare avanti: lottiamo insieme affinché la frase mai più si realizzi veramente”.
Sempre a Borgaro, l’ANPI locale, la Biblioteca Civica e il PuntoGiò hanno promosso l’iniziativa “Per tenere vivo il Ricordo” nel pomeriggio di martedì 28 gennaio nel cortile di Cascina Nuova. Qui diversi ragazzi si sono ritrovati per ascoltare De Vecchis raccontare la storia di Giacinto Varia, militare borgarese internato a Dachau e morto il 28 aprile 1945, il giorno precedente all’entrata degli Americani nel campo. In quello stesso giorno, a Borgaro, i militari tedeschi uccidevano Celestino Quaranta davanti all’uscio di casa, per non aver obbedito agli ordini impartiti. L’uomo, però, era sordomuto. Successivamente sono state lette le testimonianze di Samuel “Sammy” Modiano e Cejka Stoika, che hanno vissuto l’orrore dei campi di concentramento quando erano solo dei bambini. In conclusione sono stati accesi dei lumini a ricordo di tutte le vittime.

