Caselle: la storia delle cartiere rivive tra memoria e territorio


A condurre il pubblico il questo viaggio è stato l’architetto Colombatto nell’ambito delle iniziative per il Settembre Casellese organizzate dalla Biblioteca “Jeppa Lepman”.

di Giada Rapa

Il primo appuntamento serale dopo la pausa estiva organizzato dalla Biblioteca Civica “Jella Lepman” ha riportato al centro della scena casellese la valorizzazione della memoria e dell’identità culturale del territorio, con un incontro promosso anche il sostegno delle associazioni locali e dedicato a un capitolo poco noto, ma fondamentale nello sviluppo della città: quello delle cartiere. Dopo l’introduzione del bibliotecario Paolo Rocco, il sindaco Giuseppe Marsaglia ha aperto l’incontro ringraziando la Biblioteca e l’architetto Giancarlo Colombatto, ricordando anche i suoi precedenti lavori su Borgaro e sulle cartiere. Rocco ha anche tracciato un quadro suggestivo: nel Settecento, Caselle era una piccola capitale europea della produzione cartaria, fortemente legata alla disponibilità d’acqua.

La parola è poi passata a Colombatto che ha illustrato come Caselle, grazie alle bialere e alla vicinanza con Torino, fosse un punto strategico per la produzione della carta. “I primi documenti risalgono al 1377, e si contano almeno 70 consegnamenti, di cui oltre 40 riguardavano cartiere con una o due ruote”. La narrazione ha toccato anche la storia globale della carta: nata in Cina nel 105 a.C., si è diffusa grazie agli arabi fino al Nord Italia nel XIII secolo. Fino all’Ottocento, la carta veniva prodotta con stracci vegetali – lino, cotone, canapa – raccolti secondo regole precise. Le filigrane, presenti solo sulle carte più pregiate, permettevano di risalire alla cartiera d’origine.

Dopo una contrazione tra Cinquecento e Seicento, le cartiere tornarono a essere veri fabbricati industriali: se ne contavano sette, di cui cinque appartenenti alle Monache di Santa Chiara. Nel 1809 erano ancora sei, anche se non più gestite dalle monache. Una fu trasformata in conceria, dove oggi sorge il Lanificio Bona. Durante l’incontro sono anche stati mostrati reperti e immagini storiche, tra cui un consegnamento del Cinquecento della famiglia Provana e diverse foto del Museo della Carta, sul Lago di Garda.


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