Una serata dove il viaggio – fisico e metaforico – è stato protagonista, senza dimenticare temi quali la fragilità, la memoria e le scelte, anche lavorative, intraprese nella vita.

di Giada Rapa
Ultimo incontro, giovedì 13 novembre, per la rassegna “Pagine di Natura” promossa dalla Biblioteca Civica “Jella Lepman”. In questo appuntamento conclusivo, attraverso il libro Sfinge di Gabriele Di Fronzo si sono intrecciati temi profondi quali la fragilità umana, l’etica del lavoro e le scelte che segnano un’esistenza.
Di Fronzo, scrittore torinese classe 1984, già autore di opere di rilievo e vincitore nel 2016 del Premio Volponi Opera Prima con Il grande animale, nel 2018 ha pubblicato Cosa faremo di questo amore, riflessione intensa sul potere dei libri, “luogo privilegiato del popolo randagio degli abbandonati” come affermato dallo stesso autore. La presentazione, arricchita dalla presenza dell’UniTre e del suo presidente Enzo Carlone, ha visto anche il saluto della vicesindaca Giuliana Agheno, impossibilitata a partecipare, da parte del bibliotecario Paolo Rocco.
Il protagonista del romanzo è Matteo, courier museale prossimo alla pensione, che compie il suo ultimo viaggio intercontinentale accompagnando una sfinge del Museo Egizio di Torino fino a Shanghai. Non solo un percorso tangibile, ma un vero viaggio interiore, che lo porta a confrontarsi con la memoria, con un amore perduto e con la possibilità di reinventarsi. La sfinge diventa personaggio centrale, simbolo del tempo e del ricordo. Accanto a Matteo, due figure femminili: Qi, guida fondamentale nell’indecifrabile città di Shanghai, e Sara, l’ex moglie che continua a riaffiorare come eco sentimentale. In questo intreccio, anche la storia di un seme di fiore estinto, metafora del tempo e della possibilità di rinascita. La narrazione invita infatti lettori a riflettere su queste tematiche tempo, sulla memoria e sulla possibilità di reinventarsi. Come il tricottero, insetto che costruisce il proprio guscio con sabbia, pietruzze ed elementi vegetali vari e che l’artista francese Hubert Duprat ha trasformato in opere d’arte attraverso materiali preziosi, Matteo ha portato sulle spalle tesori d’arte. Ma ora deve affrontare il peso delle proprie scelte e la ricerca di una felicità che raramente si trova senza allontanarsi da casa.
Durante la serata, Di Fronzo ha raccontato anche la sua esperienza diretta a Shanghai, sottolineando la differenza culturale enorme e il fascino di una città che sfugge alle rotte turistiche. Ha ricordato la sua “conoscenza affettiva” del Museo Egizio, dove il padre lavorava come custode, e ha ribadito la sua idea di scrittura: lo scrittore come “collezionista di maschere”, capace di cambiare voce e prospettiva a ogni libro.

