Caselle: la storia dell’immobile dell’ex anagrafe che nessuno, per ora, vuole


Dopo la terza asta andata deserta, nonostante una netta riduzione della base d’acquisto, Progetto Caselle 2027 incalza il sindaco per avere risposte sul futuro dell’edificio di via Cravero.

di Giada Rapa

Tornano i riflettori sull’immobile di via Cravero, ex sede dell’anagrafe e degli uffici tecnici ora trasferiti nel nuovo municipio di via Torino. Pochi giorni fa, per la terza volta consecutiva, l’asta per la vendita dell’edificio non ha ricevuto alcuna adesione, nonostante un ribasso drastico – ovvero il 56% – rispetto alla prima proposta. Partito con una base di 700 mila euro, l’immobile è stato infatti messo nuovamente in vendita a 303 mila euro – dopo un secondo tentativo a 525 mila euro la scorsa estate – ma anche questa volta non si è presentato alcun acquirente.

A chiedere chiarimenti sul futuro dello stabile è, attraverso un’interrogazione urgente, il consigliere di opposizione Endrio Milano – esponente di Progetto Caselle 2027 – che in passato si era speso affinché l’edificio venisse riconvertito in uno studentato universitario finanziato dai fondi del PNRR. Un’opportunità che – a giudizio del gruppo – avrebbe potuto portare risorse significative al comune e che aveva trovato anche un riscontro piuttosto positivo da parte della cittadinanza lanciato attraverso il sondaggio del sito Ticronometro.it. L’amministrazione aveva poi effettivamente candidato l’immobile di via Cravero come studentato, ottenendo dal Ministero dell’Università l’approvazione per venti posti letto, ma l’amministrazione aveva scelto di proseguire verso un’altra direzione. Secondo Progetto Caselle 2027, se si fosse invece proseguito su quella strada, il comune avrebbe potuto ottenere circa 400 mila euro di contributi, oltre ai ricavi delle locazioni stimati in circa 90 mila euro l’anno. Una prospettiva che, secondo Milano, avrebbe garantito un ritorno economico e sociale ben superiore rispetto all’attuale tentativo di alienazione.

Ora, anche a seguito di un’intervista rilasciata dal sindaco Giuseppe Marsaglia ad un giornale locale, nella quale il primo cittadino ha dichiarato di voler valutare “un piano A e un piano B” per il futuro dell’edificio – pur senza entrare nel merito delle possibili soluzioni e, secondo Milano la dimostrazione “che si è gestito il patrimonio pubblico senza una reale programmazione” –nell’interrogazione il consigliere di opposizione chiede in cosa consistano questi piani, quale percorso sia stato seguito finora e se si possa escludere ogni ipotesi di danno erariale, anche alla luce delle recenti modifiche normative. Milano propone inoltre di aprire un dibattito pubblico sul futuro degli immobili comunali svuotati o in via di svuotamento, coinvolgendo consiglio comunale e cittadinanza per raccogliere idee e proposte.


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