Il voto delle donne in Italia compie 80 anni


La memoria non serve solo a celebrare, ma a mantenere lucidità. Il suffragio universale non è un punto d’arrivo, ma un processo che continua. Preservare ciò che è stato ottenuto da chi ha lottato prima di noi significa esercitare i diritti, difenderli e pretendere che funzionino davvero.

di Giada Rapa

Quest’anno, il 2 giugno non si celebrare solo gli 80 anni della nascita della Repubblica italiana, ma anche gli 80 anni dal primo voto nazionale aperto alle donne. Se infatti il suffragio universale è entrato in vigore il1° febbraio 1945, è solo con il referendum tra monarchia e Repubblica del 1946 che, per la prima volta, in tutta Italia le donne hanno potuto recarsi alle urne. Un importante passaggio storico che in questi mesi è stato ricordato anche in diversi comuni del territorio attraverso mostre, presentazioni e serate di approfondimento.

Ma se da noi, oggi, passa quasi inosservato vedere le donne andare a votare, perché ormai è diventato un gesto naturale, esistono nel mondo ancora realtà in cui l’universo femminile non ha diritti, tra i quali quello del voto: in Afghanistan, per esempio, sono state formalmente private di qualsiasi diritto elettorale e politico a partire dal ritorno al potere del regime talebano nel 2021. In altri contesti, come l’Iran, le tensioni politiche e sociali rendono il diritto di voto femminile fragile, condizionato, esposto a limitazioni.

Non sono paragoni diretti con la nostra realtà, ma ricordano che i diritti non sono mai immobili. Proprio per questo, la memoria non serve a celebrare, ma a mantenere lucidità. Il suffragio universale non è un punto d’arrivo, ma un processo che continua. Preservare ciò che è stato ottenuto da chi ha lottato prima di noi significa esercitare i diritti, difenderli e pretendere che funzionino davvero. E significa anche continuare a lavorare per una parità autentica, in un sistema che non deve essere sbilanciato né a favore degli uomini né a favore delle donne, ma capace di rappresentare tutti. Ottant’anni dopo quel primo voto nazionale, il modo migliore per ricordarlo è forse questo: non dare nulla per scontato.


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Giovanni D'Amelio