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	<title>adulti Archivi - SullaScia.net</title>
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	<description>News e informazioni dal Nord-Est di Torino</description>
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		<title>RUBRICHE &#8211; Ieri, 18 febbraio, la Giornata Mondiale della Sindrome di Asperger</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni D'Amelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2023 07:47:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[adulti]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo i diffusi dalla Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia, sono 300 mila i casi diagnosticati nel nostro paese. Ma il problema riguarda almeno 1,5 milioni di adulti. Tra i personaggi conosciuti nel mondo, ne soffre Greta Thumberg. <a href="https://www.sullascia.net/notizie/2023/ribriche-ieri-18-febbraio-la-giornata-mondiale-della-sindrome-di-asperger/" class="more-link">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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<p><strong>Secondo i diffusi dalla Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia, sono 300 mila i casi diagnosticati nel nostro paese. Ma il problema riguarda almeno 1,5 milioni di adulti. Tra i personaggi conosciuti nel mondo, ne soffre Greta Thumberg.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="288" src="https://www.sullascia.net/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/1-17.jpg" alt="" class="wp-image-45882" srcset="https://www.sullascia.net/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/1-17.jpg 600w, https://www.sullascia.net/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/1-17-400x192.jpg 400w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>di Alice Rabai, Psicologa dello studio Life &amp; Mind Psicologia di Mappano</p>



<p>Il 18 febbraio 1906 nasce <strong>Hans Asperger</strong>, pediatra austriaco al quale, dal 1994, è legato il nome della <strong>Sindrome di Asperger</strong>. Egli fu il primo a teorizzare la sintomatologia <strong>studiando alcuni bambini con difficoltà nell&#8217;interazione sociale</strong>, <strong>nella comunicazione</strong>, ma dotati di una capacità di appassionarsi a un tema specifico con <strong>grande trasporto</strong>. Attualmente, la Sindrome è stata inserita nei Disturbi dello <strong>spettro dell’autismo</strong> (Livello 1), proprio per designare la continuità dimensionale di tale condizione; l’autismo, infatti, è costituito da caratteristiche che <strong>si distribuiscono nella popolazione con diversi gradi di intensità</strong> e in <strong>maniera continua</strong>.</p>



<p><strong>SINTOMI PRINCIPALI</strong> &#8211; I soggetti colpiti dalla Sindrome, a differenza di quelli con altre forme di autismo, presentano un <strong>quoziente cognitivo uguale o superiore alla media</strong> e manifestano il loro disagio soprattutto a livello dell’<strong>interazione sociale o di indifferenza emotiva</strong> a ciò che li circonda. In particolare, tra le caratteristiche principali di questa condizione, possiamo annoverare la presenza di <strong>reazioni smisurate</strong> a vari stimoli sensoriali, l’<strong>eccessiva concentrazione</strong> su un unico argomento, <strong>azioni stereotipate e ripetitive</strong>, l<strong>’isolamento</strong> e la <strong>mancanza di interesse</strong> per tutte quelle manifestazioni emotive con una <strong>limitata mimica facciale</strong>. Pertanto, la Sindrome non si manifesta con ritardo cognitivo o del linguaggio, ma con un <strong>deterioramento persistente nelle comunicazioni sociali</strong> reciproche e nelle <strong>interazioni</strong> in diversi contesti.</p>



<p><strong>POSSIBILI TRATTAMENTI</strong> &#8211; Sebbene per tale condizione, <strong>non sia prevista la guarigione</strong>, vi sono alcuni <strong>aspetti sui quali è possibile intervenire </strong>ottenendo buoni risultati. Per esempio, l’aspetto comunicativo e le interazioni sociali possono essere implementati migliorando la <strong>comunicazione non-verbale</strong> e la capacità di interagire con le altre persone. Mentre, l’<strong>eccessivo attaccamento agli oggetti, alla routine e agli schemi abituali</strong>, possono essere gradualmente affrontati attraverso una <strong>gestione più funzionale delle preoccupazioni </strong>e un minore controllo delle proprie abitudini. Infine, poiché è possibile che si presenti un’associazione tra tale condizione e lo sviluppo di disturbi quali la <strong>depressione</strong>, i <strong>disturbi d’ansia</strong> e <strong>difficoltà nella gestione della rabbia</strong> e nella <strong>comunicazione dei sentimenti</strong>, può rivelarsi molto utile lavorare anche su questi aspetti collaterali attraverso interventi specifici e mirati.</p>
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		<title>Come parlare ai bambini della guerra?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni D'Amelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Mar 2022 07:33:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[accezione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono domande di fronte alle quali non possiamo rimanere in silenzio, soprattutto se a farle sono i nostri piccoli. Saper accogliere il dubbio e avere strumenti idonei per raccontare i fatti nel modo giusto, è un compito di fronte al quale noi adulti non possiamo sottrarci. Ecco alcuni consigli. <a href="https://www.sullascia.net/notizie/2022/come-parlare-ai-bambini-della-guerra/" class="more-link">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sullascia.net/notizie/2022/come-parlare-ai-bambini-della-guerra/">Come parlare ai bambini della guerra?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.sullascia.net">SullaScia.net</a>.</p>
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<p><strong>Ci sono domande di fronte alle quali non possiamo rimanere in silenzio, soprattutto se a farle sono i nostri piccoli. Saper accogliere il dubbio e avere strumenti idonei per raccontare i fatti nel modo giusto, è un compito di fronte al quale noi adulti non possiamo sottrarci. Ecco alcuni consigli.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="600" height="250" src="https://www.sullascia.net/wordpress/wp-content/uploads/2022/03/44-5.jpg" alt="" class="wp-image-41480" srcset="https://www.sullascia.net/wordpress/wp-content/uploads/2022/03/44-5.jpg 600w, https://www.sullascia.net/wordpress/wp-content/uploads/2022/03/44-5-400x167.jpg 400w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>di Alice Rabai, studio Life &amp; Mind Psiicologia di Mappano</p>



<p>In questo periodo molti bambini hanno imparato cosa significhi la parola “<strong>guerra</strong>”. Alcuni, purtroppo, vivendola in prima persona, altri, vedendo tutto ciò che i <strong>mass media</strong> ci propongono: immagini, filmati, notizie, testimonianze. Ma è giusto parlare di “guerra” coi bambini? <strong>In che modo?</strong> Il termine stesso suscita emozioni molto forti di<strong> paura, angoscia, rabbia e tristezza</strong>. Tutte emozioni che i bambini hanno già sperimentato nella loro vita, anche se in <strong>situazioni diverse</strong>; proprio per questo motivo, secondo gli esperti, è sempre preferibile utilizzare il termine “guerra” nella sua<strong> accezione nuda e cruda</strong>.</p>



<p>Per fare ciò è importante<strong> rispettare il nostro interlocutore e accogliere il dubbio</strong> e la domanda con un atteggiamento empatico. Potrebbe essere utile, per noi adulti, <strong>immedesimarci in lui</strong>, magari pensando a una situazione che da piccoli ci ha spaventati; solo attraverso il <strong>recupero di quell’emozione</strong>, possiamo riuscire a capire meglio <strong>quali sono i pensieri e gli stati d’animo del nostro bambino</strong>. Inoltre, è importante <strong>riportare la verità</strong> senza lasciare troppe cose in sospeso in quanto il rischio è che l’immaginazione infantile, per natura molto vasta, rischi di trasformare le informazioni spesso false e ridotte, in sentimenti come il <strong>senso di colpa</strong>, fino a creare scenari che possono essere addirittura peggiori della realtà.</p>



<p><strong>Non tutti i bambini recepiscono le informazioni alla stessa maniera, soprattutto se l’età è diversa</strong>. Un bimbo delle elementari è in grado di comprendere<strong> cosa sta succedendo</strong> all’esterno, ma è ancora molto immaturo quindi, prendendo come esempio <strong>il conflitto attuale tra Russia e Ucraina</strong>, è necessario spiegare che un Paese ha invaso un altro Paese e che questo sta causando <strong>tristezza e sofferenza</strong> visto che le persone non possono fare quello che facevano prima. Utilizzare un libro illustrato o un racconto può essere d’aiuto per<strong> partire da uno strumento creato apposta per lui</strong> o in alternativa, può essere necessario utilizzare una storia scritta dal bambino stesso. Così facendo, possiamo insegnargli che anche lui <strong>può contribuire alla pace</strong>, magari chiedendo scusa all’amichetto col quale discute spesso o evitando di prendere in giro i compagni di scuola.</p>



<p>Con i ragazzini più grandi, è opportuno affrontare l’argomento <strong>iniziando a spiegare le ragioni</strong> (se di ragioni si può parlare) del conflitto, riportando <strong>proposte alternative alla guerra </strong>come esempi di pace o situazioni in cui, a seguito di un’azione bellica, si è arrivati a un compromesso tra le parti. Inoltre, dare spazio alle<strong> testimonianze dei coetanei </strong>può avere un grande impatto perché possono servire a comprendere meglio ciò che sta succedendo, sfruttando la capacità di immedesimazione e l’empatia. Tutto ciò insegna al bambino a trattare il prossimo anche a partire da eventi di vita quotidiana mettendo sempre in evidenza<strong> l’importanza di raggiungere uno stato di pace</strong> una volta terminato lo scontro.</p>



<p><strong>Amare e rispettare un bambino</strong> vuol dire, innanzitutto, insegnargli a sperimentare tutte le emozioni, anche quelle che solitamente, cerchiamo di evitare perché considerate negative come la rabbia, la tristezza e la paura. Se dovessimo notare che, dopo aver narrato al bambino alcuni <strong>eventi dolorosi</strong>, egli inizia ad avere <strong>crisi di ansia, episodi di paura o tristezza estrema</strong>, è fondamentale fargli capire che tutto ciò che sta provando<strong> è normale</strong> e, stargli vicino attraverso gli abbracci e la rassicurazione; fondamentali per fargli capire che noi siamo lì per sostenerlo. Aiutare un bambino a esprimere in maniera corretta la sofferenza e darle un senso<strong> è la cosa più sensata e responsabile che un adulto possa fare</strong>.</p>
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