Borgaro: l’ultimo saluto ad Angela Vortici Teglia


Scomparsa all’età di 91 anni, la donna è stata un punto di riferimento per le famiglie delle persone scomparse. Per oltre 30 anni ha cercato la figlia dopo che un giorno non è più tornata a casa.

Borgaro: l’ultimo saluto ad Angela Vortici Teglia

di Giada Rapa

Ieri mattina, martedì 16 settembre, la comunità di Borgaro ha rivolto l’ultimo commosso saluto ad Angela Vortici Teglia. Il suo nome è ben conosciuto anche al di fuori della città a causa del dramma che ha colpito la famiglia 31 anni fa, nel 1995. Era infatti il 30 agosto di quell’anno quando Letizia Teglia, figlia di Angela, non è più tornata a casa dal lavoro. Da allora per la famiglia è iniziato un lungo e doloroso calvario.

Angela ha condotto un’intensa battaglia per scoprire la verità sulla sorte di sua figlia, senza mai poter guardare negli occhi la verità e la giustizia prima che, all’età di 91 anni, il suo corpo cedesse. La sua dolorosa storia personale l’aveva portata a incontrarsi con Gildo Claps, fratello della scomparsa Elisa; proprio a casa di Claps è nata l’associazione Penelope, che da anni offre supporto e solidarietà a tutte le famiglie delle persone scomparse.

A ricordarla durante la funzione religiosa è stata l’avvocata Benedetta Donzella, che con lei ha condiviso un lungo percorso all’interno di Penelope Piemonte. L’avvocata ne ha tratteggiato la figura di grande protagonista della propria vita e di quella degli altri: una donna dal carattere forte e determinato, capace di far valere la propria voce e di imporsi quando ancora non c’era sensibilità sociale attorno al tema degli scomparsi. Angela non ha combattuto soltanto in nome di sua Letizia, ma per tutti gli scomparsi, cercando di costruire condivisione attorno a un fenomeno devastante.

Anche nei suoi ultimi giorni, dal letto d’ospedale, Angela ha dimostrato una profonda attenzione verso il prossimo. Sentita a giugno al telefono, raccontava di stare preparando un evento importante e di aver scritto al Vaticano, attraverso monsignor Lajolo, affinché il Papa facesse visita ai malati oncologici dell’hospice di Lanzo. Oggi la sua battaglia per la verità continua attraverso il figlio Lino, che ha combattuto al suo fianco e ne raccoglie l’eredità.


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