Il Gruppo Latella sui Rom: “Occorre fare qualcosa per tutelare i nostri cittadini”


BORGARO/TORINO – “Avere paura di prendere un mezzo pubblico non è più ammissibile” affermano i tre consiglieri di opposizione. E portano la testimonianza di un giovane che ha avuto il coraggio di denunciare.

di Giada Rapa

Da sinistra: Marco Latella, Cristiana Sciandra, Alessandro Ferricchio

Da sinistra: Latella, Sciandra e Ferricchio

Il Gruppo Latella torna a toccare un tasto dolente, quello della Linea 69. “Noi partiamo da un ragionamento semplice: se c’è un problema proviamo a risolverlo” spiega Cristiana Sciandra, mentre il Marco Latella illustra le proposte del gruppo. “Si può provare a contattare la GTT per chiedere un cambio di percorso, che non preveda più l’arrivo a Borgaro, ma solo il tratto che va da piazza Stampalia fino alla rotonda all’ingresso della tangenziale, per poi tornare a Torino. In alternativa, si può allungare il tragitto del 46 facendolo arrivare fino a Porta Susa. Inoltre chiediamo la chiusura della parte di campo che è abusiva”. Per la coalizione di centro destra è arrivato il momento di fare qualcosa per risolvere una situazione che si protrae da troppo tempo, e per sottolineare che è arrivato il momento di cambiare fanno parlare un ragazzo che ha avuto la forza e il coraggio di denunciare le angherie subite.

La storia del giovane 15enne – di cui non sveleremo il nome per motivi di privacy – può ricordare quella di molti altri. Un giorno qualunque, tornando a casa da scuola, sul mezzo viene infastidito da un ragazzino Rom di circa 10 anni. “Mi dava calcetti sugli stinchi e pizzicotti, continuando a chiedermi se avevo paura. Mentre ci avvicinavamo alla fermata altri due ragazzi, questa volta maggiorenni, si sono scusati con me per il comportamento del più piccolo e si sono messi tra noi. Ma prima di scendere alla fermata del campo il ragazzino ha aggirato gli altri due e mi ha dato un pugno sulla tempia” racconta il borgarese. Per lui solo un po’ di dolore per un paio di giorni, ma tanta frustrazione. “Se sul pullman non ci fossero stati altri 8 ragazzi Rom forse avrei reagito. Non so come ho fatto a mantenere la calma”. Rabbia e preoccupazione anche da parte dei genitori, soprattutto perché l’autista del mezzo non è intervenuto in difesa del figlio. “È arrivato il momento che le istituzioni tutelino i cittadini che pagano le tasse, ma soprattutto che chi subisce queste cose non abbia paura e si esponga, perché non denunciando si crea il meccanismo dell’omertà mafiosa. Questa non è la normalità. La gente ha bisogno di risposte ora, non dobbiamo aspettare che capiti qualcosa al figlio di qualcuno per prendere provvedimenti” commentano in conclusione i membri del Gruppo.


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