Caselle: una serata dedicata a diritti e fine vita


Un confronto aperto, promosso dalla Commissione Pari Opportunità, su un tema delicato che forse ancora in pochi conoscono.

dalla Redazione

Quando Erica Santoro è stata nominata presidente della Commissione Pari Opportunità – circa un anno fa – aveva espresso il desiderio di dare al gruppo un’impronta più incisiva, capace di affrontare temi complessi e spesso poco discussi. Un primo passo in questa direzione è arrivato martedì 15 aprile, con un incontro dedicato a diritti, autodeterminazione e fine vita, ospitato nella Sala dei Sindaci del nuovo Palazzo Municipale: il primo appuntamento pubblico organizzato in questi spazi.

La serata è stata aperta dall’assessore alle Pari Opportunità Gerlando Bontà e dalla stessa Santoro, la quale ha ricordato come l’iniziativa sia frutto di un percorso di approfondimento portato avanti negli ultimi mesi, anche grazie ai confronti con la giurista Paola Angela Stringa, da tempo impegnata sui temi delle libertà civili. Il focus dell’incontro ha riguardato lo stato della legge 219/2017 sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento – DAT –, a nove anni dalla sua approvazione. Un argomento delicato, che tocca la sfera più intima delle persone: la possibilità di esprimere in anticipo le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, accertamenti diagnostici e scelte terapeutiche, soprattutto in situazioni in cui non si è più in grado di decidere autonomamente.

A guidare il pubblico attraverso i diversi aspetti del tema sono stati Davide Di Mauro, coordinatore della Cellula Coscioni Torino – parte dell’associazione Luca Coscioni – l’avvocata Paola Angela Stringa e il notaio Gabriele Naddeo, che hanno illustrato il quadro normativo, gli aspetti pratici e le procedure necessarie per redigere una DAT valida, soffermandosi anche sul ruolo del fiduciario, la necessità di depositare il documento presso l’ufficio dello stato civile o un notaio affinché sia inserito nella Banca Dati Nazionale e sulle responsabilità delle strutture sanitarie. Non sono mancati esempi concreti – anche con riferimenti a fatti di cronaca e film che hanno portato l’opinione pubblica a interrogarsi sul tema – per rendere le spiegazioni più immediate e aiutare a comprendere cosa significhi, nella realtà, trovarsi nell’impossibilità di esprimere le proprie volontà. Parte della discussione ha riguardato anche la differenza tra rifiuto delle cure, cure palliative e suicidio assistito.


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