IL CASO – Mauro Esposito contro il TAR del Piemonte e la Tintoria di Caselle


Pochi giorni fa il Consiglio di Stato  ha ribaltato il verdetto del tribunale amministrativo regionale che gettava pesanti ombre sull’operato dell’architetto, testimone di giustizia nel processo San Michele, su una vicenda di alcuni anni fa.

di Giovanni D’Amelio

Parte dei vecchi immobili poi ristrutturati di via Filatoio

Caselle – Incontriamo Mauro Esposito nel suo studio della Me società di ingegneria srl, in via Filatoio 51, praticamente nel luogo che è stato per lui lo scenario dell’ennesimo attacco alla sua persona e soprattutto alla sua reputazione. L’architetto, e testimone di giustizia nel processo San Michele sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel torinese, seppur tirando un sospiro di sollievo è un fiume in piena parlando del caso che nelle scorse settimane ha riportato il suo nome sui giornali, questa volta però in negativo, con il rischio di indebolire la sua posizione di superperito nominato dalla Procura sull’incidente di piazza San Carlo di giugno scorso.

Mauro Esposito

“Nel 2002 – spiega Esposito – compio dei rilievi proprio in questa zona di via Filatoio, su degli immobili da ristrutturare di proprietà della mia famiglia, e nel 2005 presento il progetto in Comune, ma questo non sarà mai realizzato dalla mia società di allora (la Filatio 51 srl, ndr). L’opera viene invece effettuata tra il 2008 e il 2010 dalla Mabiel srl, e consiste nel recupero di vecchi e antichi edifici per renderli abitabili”. Passano gli anni e si inaspriscono i rapporti tra i nuovi abitanti del posto e il vecchio stabilimento industriale della Tintoria di Caselle, a due passi dalle case, per via dei rumori da questo prodotti. Stufi della situazione, nel 2013 alcuni residenti presentano degli esposti in Comune, il quale chiede l’intervento dell’Arpa che dopo un sopralluogo multa la ditta. I titolari della Tintoria reagiscono ed esercitano l’accesso agli atti della pratica edilizia presentata anni prima dalla Filatoio 51 srl e apprendono che l’intervento è stato realizzato senza effettuare alcuna valutazione di clima acustico. Gli stessi titolari, ritenendo il procedimento edilizio illegittimo, nel 2014 sollecitano l’amministrazione alla verifica dei titoli edilizi. Il Comune avvia un’istruttoria senza pervenire all’emissione di alcun provvedimento perché ritiene non necessaria alcuna valutazione di clima acustico. A questo punto, siamo nell’estate del 2015, la Tintoria di Caselle si rivolge al TAR del Piemonte proprio contro questo silenzio dell’ente pubblico che non ha preso in considerazione la sua istanza.

E’ qui che il nome di Mauro Esposito torna nuovamente in primo piano. “Il 28 giugno 2017 – racconta l’architetto – la sezione seconda del TAR emette una sentenza, che spedisce anche alla Procura della Repubblica, che dà ragione alla Tintoria, ma soprattutto, dietro la perizia di un valutatore, accusa me di avere dichiarato il falso 12 anni prima, nella fase del rilievo, avendo cambiato la destinazione d’uso degli immobili oggetto dei lavori da industriale a residenziale. Io vengo a conoscenza del tutto ad agosto quando mi viene notificato l’atto”. Esposito si fa in quattro per recuperare documentazioni, prove e memorie a sostegno della sua retta condotta e denuncia l’amministratore della Tintoria di Caselle per diffamazione, truffa ed estorsione e il verificatore nominato dal TAR per falsa perizia e falsità in certificati. In suo soccorso il 30 novembre il Consiglio di Stato, dietro richiesta di appello del Comune di Caselle, emette a sua volta una sentenza, pubblicata nella giornata di ieri, 14 dicembre, che annulla il giudizio di primo grado del TAR dichiarando “inammissibile l’obbligo del Comune di emanare specifiche misure al termine degli accertamenti dovuti e ordina la conclusione del procedimento avviato entro il termine di giorni novanta”.

“In pratica, alla fine la giustizia amministrativa ha riconosciuto la correttezza del procedimento e del mio operato – conclude Esposito – perché io ho una sola faccia, quella della legalità”.


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