Con la presentazione del libro “Verso l’Umanesimo Digitale” di Luca Alberigo, tra interrogativi e riflessioni, è emersa la necessità di una nuova consapevolezza collettiva.

di Giada Rapa
Durante l’incontro dedicato alla presentazione del libro Verso l’umanesimo digitale – ultima opera, in ordine di tempo, del casellese Luca Alberigo – l’autore e il pubblico presente hanno dialogato sulle sfide poste dall’accelerazione tecnologica, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale, all’impatto sul lavoro e alla trasformazione delle dinamiche sociali. La domanda iniziale posta dal moderatore e direttore di Cose Nostre Elis Calegari, “Siamo autisti o passeggeri?” ha orientato la discussione verso una riflessione sulla consapevolezza. Secondo Alberigo, infatti, l’obiettivo non è controllare la tecnologia, ma diventare “passeggeri consapevoli”, capaci di comprenderne le logiche e orientarsi nel cambiamento.
Durante il dibattito, uno degli aspetti più interessanti è stato il confronto tra l’approccio occidentale e quello cinese alla gestione della rivoluzione digitale. Mentre in Occidente l’accesso alla tecnologia è spesso libero e orientato all’intrattenimento, in Cina si osserva una strategia di controllo e indirizzo educativo. La stessa piattaforma social, TikTok, viene ottimizzata in modo differente: in Europa e negli Stati Uniti l’algoritmo privilegia contenuti leggeri e virali, mentre nella versione cinese –Douyin – vengono promossi contenuti formativi, come matematica, storia e pensiero critico. Inoltre, in Cina l’intelligenza artificiale è stata introdotta nei programmi scolastici già a partire dai sei anni, segno di una visione a lungo termine che mira a integrare la tecnologia nel percorso educativo fin dalla prima infanzia. Questo confronto ha sollevato interrogativi sul ruolo delle istituzioni occidentali, spesso in ritardo nell’adattarsi al cambiamento, e sulla necessità di sviluppare una strategia culturale e politica capace di affrontare la complessità del presente. “Questo è l’aspetto più insidioso dell’epoca che stiamo vivendo. Chi deve decidere non ha accortezza di cosa stia accadendo. Anche la scuola deve fare uno scatto, altrimenti rischiamo di proseguire con un modello didattico-educativo che non tiene conto dello sviluppo globale” ha commentato Alberigo.
Il dibattito ha toccato anche il tema delle fake news – e, più in generale, del problema dell’impatto occupazionale anche nel settore del giornalismo – e della manipolazione algoritmica, evidenziando i rischi per la democrazia e la necessità di regolamentazioni efficaci. In questo contesto, l’AI Act europeo è stato citato come esempio di tutela, pur con il rischio di rallentare la competitività tecnologica. Sul fronte economico, si è discusso dell’impatto dell’automazione sul lavoro e della polarizzazione della ricchezza. L’emergere di robot umanoidi auto-addestrabili prefigura scenari di sostituzione massiva della forza lavoro, con conseguenze sulla sostenibilità del modello di consumo. Infine, è stato affrontato il tema dell’inclusione digitale, in particolare per la Terza Età. La tecnologia, se ben progettata, può diventare uno strumento trasparente e accessibile, favorendo la partecipazione e la connessione sociale.
In sostanza, il concetto di “umanesimo digitale” proposto da Alberigo non è un rifiuto della tecnologia, ma un invito a ritrovare la centralità dell’essere umano nei processi. La sfida non è tecnica, ma culturale e politica: costruire una visione che metta al centro la consapevolezza, la responsabilità e il valore umano. “Bisogna trovare una sintesi, perché indietro non si torna” ha concluso Alberigo.

