Nelle ultime settimane si è costituito il Comitato No Data Center, che promuove una serata informativa il 19 ottobre alle ore 18.30 presso Sala Cervi di via Mazzini.

di Giada Rapa
A livello mondiale, la questione dell’impatto ambientale dei Data Center fa ampiamente discutere, spingendo persino metropoli come Shanghai a ipotizzare strutture sottomarine per contenere i massicci consumi idrici. Sul piano locale, a catturare l’attenzione e le preoccupazioni della cittadinanza è invece il progetto di un Data Center di tipo tradizionale nel comune di Caselle.
La struttura dovrebbe sorgere presso le Aree ATA. A seguito dell’approvazione definitiva del progetto esecutivo da parte del consiglio comunale, avvenuta il 26 giugno, nelle scorse settimane si è costituito ufficialmente il Comitato No Data Center Caselle Torinese per contestare l’opera. Per sensibilizzare la popolazione e approfondire le tematiche legate all’incidenza dell’impianto, il Comitato ha promosso un incontro pubblico dal titolo “DATA CENTER A quale costo?”, fissato per lunedì 19 ottobre alle ore 18.30 presso Sala Cervi. La serata vedrà gli interventi del fisico Francesco Cappello – vicepresidente dell’associazione Per un mondo senza guerre e membro del direttivo del Comitato NO GUERRA NO NATO – e di un attivista del movimento Extinction Rebellion.
Sul fronte politico e istituzionale, è stato il capogruppo della Lista Civica Progressista Progetto Caselle 2027, Endrio Milano, a intervenire nel dibattito attraverso una nota stampa difendendo la trasparenza e la validità del percorso amministrativo. Secondo Milano, il consiglio ha condotto un approfondito lavoro di esame sul progetto, avvalendosi anche del contributo propositivo delle opposizioni. In particolare, Progetto Caselle 2027 ha evidenziato le proposte avanzate per la riduzione del consumo di acqua e per il riutilizzo del calore prodotto dalle apparecchiature, ipotizzandone il recupero per alimentare una centrale di teleriscaldamento.
Milano ha inoltre sottolineato che l’iter decisionale è stato accompagnato da numerose commissioni e sedute consiliari pubbliche, culminate in un consiglio comunale aperto organizzato proprio su sua proposta prima della delibera finale, al fine di garantire la massima partecipazione cittadina. Un’occasione di confronto in cui – rileva il capogruppo – chi oggi esprime contrarietà avrebbe potuto intervenire direttamente.

