Durante l’assise i consiglieri si sono interrogati su argomenti quali pace, diritto internazionale e futuro della democrazia. Quasi completamente assente la cittadinanza.

di Giada Rapa
Il consiglio comunale aperto convocato per il 13 marzo, richiesto dalla mozione “Contro la follia della corsa al riarmo ed in favore della pace” presentata dal consigliere di opposizione Endrio Milano – Progetto Caselle 2027 –, avrebbe dovuto rappresentare un momento di confronto pubblico su temi globali ma con ricadute locali: pace, diritto internazionale, spesa militare, ruolo dell’Europa. La mozione, approvata a novembre 2025 con il solo voto favorevole del proponente e 11 astensioni, prevedeva infatti un incontro aperto alla cittadinanza per discutere iniziative di promozione della cultura del disarmo. In sala però, oltre ai consiglieri, era presente un solo cittadino: Mario Zavatteri.
Aprendo i lavori, Milano ha letto l’Articolo 11 della Costituzione, ricordando che il ripudio della guerra è un principio fondativo, criticando la difficoltà della politica nel prendere posizione di fronte ai conflitti internazionali e denunciando il rischio che l’aumento delle spese militari sottragga risorse a scuola e sanità. “La democrazia si può perdere per mancanza di partecipazione” ha affermato, collegando il tema globale alla sala semivuota. “Constatiamo che l’argomento non interessa alle persone, ma va fatto comunque”. Lo stesso Zavatteri ha definito “vergognosa” la scarsa partecipazione.
Il consigliere di opposizione Andrea Borello – Caselle per Tutti – ha provato a interpretare l’assenza non come indifferenza, ma come una forma di sensibilità più “passiva” che non si traduce più in presenza fisica. Nel suo intervento ha inoltre sostenuto la necessità di una difesa comune europea. “Un riarmo nazionale porta solo a un aumento delle spese. L’Unione – con la U maiuscola – fa la forza. È nostro dovere prendere posizione”. Il sindaco Giuseppe Marsaglia ha allargato lo sguardo alla crisi della politica contemporanea, descrivendo un mondo in cui il potere economico prevale e la partecipazione si indebolisce. “Non ci sono più i comizi, ormai è difficile mettere insieme le persone. Oggi tanti sono leoni da tastiera” ha osservato, esprimendo preoccupazione per il futuro delle nuove generazioni.
Il presidente del consiglio Salvatore Messina ha adottato una linea più pragmatica – maggiormente vicina alle idee di Borello – sostenendo che in un mondo dominato dalla legge del più forte “non si può rinunciare del tutto alla difesa”, criticando l’imprevedibilità degli Stati Uniti e sottolineando la necessità di una maggiore autonomia europea. “Una dose di armamenti non fa male, anche per il futuro dei nostri figli” ha affermato, pur riconoscendo che le risorse pubbliche sono limitate. A chiudere il dibattito la vicesindaca Giuliana Aghemo, che ha riportato la discussione sul terreno del diritto internazionale, ricordando di aver studiato la materia durante gli anni di giurisprudenza. “Se oggi dovessi sostenerlo di nuovo, forse sarebbe più storia che diritto: gli equilibri che lo reggevano non esistono più” ha commentato, definendo “preoccupante” il quadro globale e sottolineando come il 2026 sia già indicato come anno record per gli stanziamenti destinati agli armamenti. “Se già oggi parliamo di un anno record, dobbiamo iniziare a farci delle domande. Forse non siamo così lontani da una Terza Guerra Mondiale”.

