Originario di Ascoli Satriano, è considerato la prima vittima di terrorismo in Piemonte, dopo la sua morte avvenuta a Torino il 12 marzo 1977.

di Giada Rapa
Che la comunità di Ascoli Satriano e quella di Mappano siano ormai legate a doppio filo è stato ben dimostrato nel corso degli anni, grazie alla proficua collaborazione tra l’associazione Amici di Ascoli Satriano Piemonte e Valle d’Aosta e l’amministrazione dell’ex frazione. Una collaborazione – come ricordato dal sindaco mappanese Francesco Grassi – che nel pomeriggio di venerdì 11 ottobre ha portato a un appuntamento particolarmente emozionante: un convegno sulla figura di Giuseppe Ciotta, brigadiere originario di Ascoli Satriano ucciso con 3 colpi di pistola qui a Torino il 12 marzo 1977. A sparare, un terrorista di Prima Linea: motivo per il quale Ciotta, oltre a essere stato insignito della Medaglia d’Oro al Valore Civile, è considerato la prima vittima di terrorismo in Piemonte.
La storia e il ricordo di Ciotta sono state tratteggiate da Giancarlo Acquaviva, autore del libro “Giuseppe Ciotta – Un poliziotto in difesa della libertà e della democrazia” – presentato al Salone del Libro di Torino nel 2015 nello stand della Polizia di Stato – ma non solo, in un convegno, moderato dal Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Stefano Tallia, “È molto bello vedere una sala piena di gente per ricordare un servitore dello Stato – ha esordito Tallia – anche perché la nostra democrazia è scritta nei nomi e cognomi delle persone che hanno servito lo Stato. Giuseppe Ciotta è stato uno di questi e credo che in questa occasione sia necessario rivolgere un applauso alla moglie e alla figlia, sedute in prima fila, che hanno pagato il prezzo più alto di questa vicenda”.
All’incontro hanno preso parte anche il sindaco di Ascoli Satriano Vincenzo Sarcone, il Presidente dell’Associazione Europea Vittime del Terrorismo Giovanni Berardi – il quale ha ricordato che negli anni di piombo i poliziotti uccisi furono 52, di cui 5 a Torino -, l’ex Procuratore della Repubblica Giancarlo Caselli e il Questore della provincia di Torino Paolo Sirna, che ha voluto porre l’attenzione sull’espressione “vittima del dovere”. “Non è lecito morire in un paese democratico per il proprio dovere. Un dovere che non era solo di Giuseppe Ciotta, ma di tutto lo Stato. Non è una cosa squisitamente personale, ma qualcosa che riguarda tutti e tocca il nostro senso civico. L’esercizio di memoria e di testimonianza che facciamo con quest’oggi non è vano: è un esercizio per vivere un momento di democrazia attiva. I nostri morti e il loro sangue versato sulle strade non possono essere vani, ma servono a seminare il nostro futuro, che in questo momento più che in altri tempi deve essere orientato verso la pace”.

