LA RIFLESSIONE – La mafia non preoccupa i piemontesi


Secondo un’indagine svolta dall’associazione Libera, nella nostra regione solo un terzo degli intervistati ritiene la criminalità organizzata socialmente pericolosa, mentre la corruzione è considerata marginale.

dalla Redazione

Un percorso, partito nel 2016, sviluppato attraverso incontri, questionari, interviste ed approfondimenti, ha portato l’associazione fondata da Don Luigi Ciotti alla realizzazione di un dossier che ha l’obiettivo di raccontare quale sia oggi la presenza e la percezione di mafie e corruzione nel nostro paese.

LA RICERCA IN PIEMONTE ¬  Sono stati oltre due mila (2.137) i questionari somministrati al campione rappresentativo regionale, per il 48% composto da adulti, più del 63% da donne e per due terzi da lavoratori. In estrema sintesi, la percezione del fenomeno mafioso è avvertita come socialmente pericolosa solo dal 33,3% degli intervistati, mentre i due terzi di loro considera marginale il ruolo rivestito dalle organizzazioni criminali sul proprio territorio. La percezione della diffusione della corruzione, invece, seppur alta, risulta più contenuta rispetto al campione nazionale. Solo il 12,7%, contro il 25,9% della media nazionale, ritiene la corruzione “molto diffusa”, mentre per il 56,5% è “abbastanza diffusa”.

Al lavoro di analisi è stato affiancato uno studio, realizzato dall’Osservatorio di Libera Piemonte, sul numero di beni confiscati alle mafie in Italia e del loro effettivo riutilizzo. Le unità immobiliari sottratte ai malavitosi sono 151, 130 delle quali in gestione, mentre 21 consegnate ma non riutilizzate. Il Piemonte è la settima regione per numero complessivo di particelle, la seconda nel Nord Italia, ma nonostante l’alto numero di confische, la percentuale di quelle destinate si attesta circa al 18%, percentuale che la colloca all’ultimo posto per riutilizzo sociale dei beni.

CHE FARE ¬ Secondo Libera “la ricerca ci esorta nel continuare il lavoro di accompagnamento alla denuncia, dei reati di mafia, corruzione e connivenze, presso gli organi preposti aiutando le persone ad avere fiducia nelle istituzioni. Inoltre, ci spinge alla ricerca di un continuo confronto, volto alla costruzione di sinergie e collaborazioni, con il mondo del lavoro, con le associazioni di categoria, con gli ordini professionali. Collaborazioni che devono avere come obiettivi principali la costruzione di alleanze capaci di arginare il potenziale legame con le organizzazioni criminali, da parte di chi chiede loro servizi illeciti; ed il sostegno a chi è vittima delle mafie”.


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Giovanni D'Amelio