Mentre Torino Dorme, un noir che parla anche di Borgaro e del Parco Chico Mendes


3Il nuovo libro di Fabio Beccacini è stato presentato martedì alla Stazione delle Idee di via Diaz. La nuova indagine del commissario Giorgio Paludi incrocia alcuni luoghi conosciuti della zona.

di Giada Rapa

Borgaro – È stata una presentazione all’aperto quella proposta dal Circolo Letture Corsare per raccontare il ritorno del commissario Giorgio Paludi nel romanzo noir “Mentre Torino Dorme” di Fabio Beccacini.  A coordinare l’incontro con l’autore ci hanno pensato Andrea Borla e Dario De Vecchis, che attraverso le loro domande hanno svelato al pubblico presente informazioni e curiosità sul libroo. Tra queste il fatto che, essendo ambientato nelle periferie di Torino oltre che nel centro città, si parla di Borgaro e del Parco Chico Mendes.

Beccacini (a sinistra) e Borla

Beccacini (a sinistra) e Borla

“Mentre Torino Dorme” è un romanzo in cui più storie gialle si intrecciano alla vicenda personale del commissario Paludi, che in questo ultimo capitolo vive un percorso di “umanizzazione” da parte dell’autore. “All’inizio, soprattutto nei primi due libri, Paludi era un personaggio forse un po’ stereotipato e bidimensionale che meritava una maggiore caratterizzazione. Un uomo originario di Genova, come me, che si è autoesiliato dalla città dopo i fatti del G8 e che all’inizio non si trova in sintonia con la città di Torino” spiega l’autore. E proprio attraversando la città a piedi, ubriaco, Paludi compirà un viaggio non solo “fisico” ma anche interiore che ci farà scoprire meglio il suo personaggio e gli darà spessore.

Oltre alle vicende personali del commissario, che in seguito a una promozione perderà i punti di riferimento ai quali è abituato, nel romanzo viene affrontato il tema della criminalità in tutte le sue sfaccettature. Da una parte c’è la piccola criminalità locale, fatta di personaggi pittoreschi, dall’altra la criminalità internazionale, costituita da “i veri cattivi”. Una situazione che porterà il commissario a far vacillare la sua integrità di poliziotto continuando, però, a vedere sempre qualcosa di positivo. “È tipico degli esseri umani trarre positività dalle cose che non ti aspetti, costruendosi piccoli sprazzi di bellezza” ha concluso Beccacini motivando la caratterizzazione del suo protagonista.


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