LA RIFLESSIONE – “La morte di Barrea, una persona molto preparata, ma non un amico”


Quello che segue è un commento senza ipocrisie di chi per
tanti anni, in qualità di cronista, ha seguito la carriera politica dell’ex
Sindaco borgarese. Tra stima e critiche feroci.

di Giovanni D’Amelio

Sgomento. Questo è il termine che abbiamo usato ieri sera quando a pochi minuti dalla sua morte abbiamo scritto della scomparsa di Vincenzo Barrea, 52 anni, Sindaco di Borgaro dal 2004 al 2014. Sgomenta tutta la nostra Redazione, sgomenti alcuni politici locali che abbiamo interpellato. Poi, incredulità, su quanto la vita a volte può essere beffarda. Vincenzo Barrea se n’è andato, infarto ci hanno detto, ma quello che leggerete non è un commento di circostanza tra ricordi patinati e ipocrisie, ma piuttosto l’estrema sintesi di oltre trent’anni di frequentazione tra coetanei, non voluta, ma imposta dai ruoli, passati praticamente tra barricate opposte.

Con Vincenzo non siamo mai stati amici, anzi, molto spesso ci detestavamo a vicenda. E questo già in giovane età. Ci siamo conosciuti ai tempi della prima superiore, entrambi frequentavamo l’Enrico Fermi di Cirié, e successivamente non ci siamo più persi di vista: prima come concorrenti di due giornali “rivali”, poi, dopo la sua discesa in politica all’ombra di Giuseppe Vallone, nelle rispettive posizioni di amministratore pubblico e di cronista.

Amministrativamente Barrea era una persona molto preparata, legata a quella frangia politica di chi pur appartenendo alla coalizione di centro sinistra non era mai stato comunista. Buona oratoria, intelligenza superiore alla media, serietà e responsabilità erano le sue qualità, ma anche i suoi difetti, che spesso trasformavano questi pregi in antipatia e arroganza. La sensazione, però, è che Vincenzo, almeno nei 10 anni da Sindaco, sia sempre stata una persona sola.  

Barrea si stava preparando alle votazioni comunali del prossimo maggio 2019: voleva essere rieletto a Borgaro per continuare a fare il consigliere della Città Metropolitana di Torino. Certamente lascia un grosso buco nell’attuale maggioranza guidata da Claudio Gambino, soprattutto in termini di esperienza, strategia e combattività. A gennaio avevo intenzione di intervistarlo per parlare del suo operato, ma purtroppo questo articolo mai nessuno lo leggerà. 

Dopo tutto, Vincenzo, sono sicuro che mi mancherai.


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Giovanni D'Amelio