La scuola media di Borgaro e il “No” alle mafie


Nella mattinata di ieri, lunedì 14 maggio, i ragazzi delle prime e seconde medie hanno incontrato Marisa Garofalo, sorella di Lea, e lo scrittore e giornalista Paolo De Chiara.

di Giada Rapa

Borgaro – Insegnare il valore della legalità ai ragazzi e il rispetto delle regole, al fine di riuscire a sconfiggere le mafie. Con questo intento l’Istituto Comprensivo di Borgaro, nella giornata di lunedì 14 maggio, ha fatto assistere i ragazzi delle classi 1e e 2e della scuola secondaria di primo grado a un incontro con il giornalista d’inchiesta e scrittore Paolo De Chiara e Marisa Garofalo, sorella della testimone di giustizia Lea. “La scuola scende in campo, si mette a fianco delle persone che hanno detto No alla mafia. Mafia intesa non soltanto come organizzazione, ma anche come atteggiamento che serpeggia in ognuno di noi. Tutte le volte che non riconosciamo che commettiamo atti illeciti, come non rispettare le regole – che sono alla base della nostra libertà – commettiamo un atto mafioso. Oggi siamo qui per dire grazie a Lea Garofalo che ha detto NO con grande coraggio non solo alla cultura mafiosa, ma anche alla cultura maschilista. La figlia, Denise, ora vive sotto protezione poiché, giovanissima, è stata testimone di giustizia. È importante riconoscere il valore di queste persone: la mafia ha paura delle scuole perché la mafia prospera nell’ignoranza” ha commentato la Dirigente Scolastica Lucrezia Russo, che ha concluso il suo intervento leggendo una frase del giudice Paolo Borsellino.

È seguito l’intervento di Paolo De Chiara, che ha sottolineato la differenza tra Stato con la S maiuscola e stato con la s minuscola. “L’elenco di persone ammazzare dalle mafie è drammaticamente lungo. Non dobbiamo fare l’errore di pensare  che il problema sia solo della Calabria, della Sicilia o della Campania. I mafiosi non stanno più lì con la coppola e la lupara: le mafie sono vicine a noi, nel nostro territorio”. In ultimo la parola è passata a Marisa Garofalo, che ha raccontato, in modo più intimo e personale, la storia di sua sorella Lea. “Nonostante sia stata sempre screditata, Lea è stata una testimone di giustizia” ha esordito Marisa Garofalo, sottolineando che l’unica “colpa” della sorella è stata quella di essersi innamorata della persona sbagliata. “Quando il compagno di Lea si è accorto che la nostra famiglia osteggiava questa relazione l’ha convinta a fare la fuitina e andare via di casa quando aveva solo 15 anni. Due anni dopo, quando è nata mia nipote Denise si sono trasferiti a Milano e qui sono iniziate le bugie e le botte. Lea poteva solo incontrarsi con le cognate o con le mogli di altri  ‘ndranghetisti. Quando il compagno viene arrestato e lei dice di volersi trovare un lavoro viene presa a schiaffi in carcere”. Da lì la decisione di lasciare Milano e di iniziare quello che per le sarà un vero e proprio calvario durato 7 anni, dentro e fuori dal Programma di Protezione. Lea sarà picchiata a sangue, strangolata e il suo corpo verrà bruciato. “La vera condanna la stiamo scontando noi” ha concluso Marisa.

Successivamente, dopo aver cantato la canzone di Fabrizio MoroPensa”, i ragazzi hanno sfilato in un corteo, da Cascina Nuova a Piazza della Repubblica dove, insieme alle istituzioni del territorio, hanno alzato dei cartelli, per ribadire il “NO” alle mafie.


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