Parrocchie territoriali: la fede passa su internet


Nonostante un aiuto da parte della tecnologia con le messe in streaming, sono tante le difficoltà che i parroci si ritrovano ad affrontare. Ne abbiamo parlato con i parroci di Borgaro e Caselle.

di Giada Rapa

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Poco più di un anno fa, il primo lockdown su tutto il territorio nazionale imponeva anche la chiusura dei luoghi di culto. A distanza di 12 mesi le chiese hanno riaperto, ma le difficoltà nel portare avanti le attività parrocchiali sono molte. “Nelle prime settimane, molte persone hanno compreso l’importanza di restare connessi alla vita sacramentale, perché ci trovavamo a vivere una situazione nuova, mai provata prima di quel momento” commenta il parroco di Borgaro, don Stefano Turi. “Per questo nel periodo del lockdown ci siamo immediatamente attivati per trasmettere in streaming sia la santa messa, sia il rosario quotidiano durante il mese di maggio. Quanto abbiamo finalmente potuto riaprire la gioia è stata grande, ma non sono mancati i problemi” continua don Stefano, sottolineando una diminuzione della frequenza alle messe anche a causa dei posti contingentati e di una conseguente capienza ridotta della chiesa. “Uno dei lati positivi della scorsa estate è stata sicuramente la possibilità di aprire le porte della chiesa per permettere a coloro che non riuscivano a entrare di seguire la funzione sul sagrato, dove erano state sistemate alcune sedie opportunamente distanziate”. Ma se alcune attività hanno continuato a raggiungere i fedeli, anche se con una modalità diversa, piuttosto penalizzati sono stati i giovani. “Il dramma più grande è l’impossibilità di riprendere il catechismo a causa dell’elevato numero dei bambini, che ha portato anche la chiusura delle attività dell’oratorio. Anche l’esperienza dei campi estivi è stata sospesa per ovvi motivi”.

“Il dramma più grande è l’impossibilità di riprendere il catechismo. Anche l’esperienza dei campi estivi è stata sospesa per ovvi moti”

Don Stefano Turi, parroco di Borgaro

Punta l’attenzione su questo tema anche il parroco di Caselle, don Claudio Giai Gischia. “Al momento non ci è possibile riprendere il cammino della catechesi in presenza a causa di una serie di problematiche. Innanzitutto, avendo sempre avuto gruppi misti, dobbiamo riorganizzarci in tal senso per fare in modo che le varie classi siano differenziate e non entrino in contatto tra loro. Poi c’è da pensare al sistema di igienizzazione delle classi e all’attrezzatura necessaria per tenere le lezioni, senza dimenticare il problema degli spazi. È una situazione che pesa molto, che va a incidere su bambini e ragazzi, ma anche sulle loro famiglie. Proprio per questo stiamo cercando di creare nuove occasioni di incontro”. Tuttavia, anche se le difficoltà sono tante, don Claudio non perde l’atteggiamento positivo. “Attraverso la pagina Facebook Caselle A CASA TUA abbiamo trasmesso costantemente le messe, e i videomessaggi del venerdì. Al momento disponiamo di questi strumenti: sappiamo che la qualità video non è esattamente perfetta, ma è comunque un modo per restare accanto alla nostra comunità”.

Entrambi i parroci, inoltre, invitano alla speranza e alla prudenza. “Occorre maggiore responsabilità, perché guardandosi intorno spesso viene a mancare” invita don Claudio. “Con le attuali variabili del virus si impone ancora un atteggiamento di prudenza e di pazienza, in attesa che il vaccino porti all’immunità di gregge che spero metterà fine a questo periodo così particolarmente faticoso” auspica don Turi.

“Al momento disponiamo di questi strumenti, sappiamo che la qualità video non è esattamente perfetta, ma è comunque un modo per restare accanto alla nostra comunità”.

Don Claudio, parroco di Caselle


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