Borgaro: una serata per conoscere la “busqueda”


Attraverso il docu-film e le parole dello psichiatra torinese Ugo Zamburru è stato possibile scoprire il trauma dei desaparecidos e delle madri che cercando i propri cari scomparsi.

di Giada Rapa

Dopo l’appuntamento con il dottor Costanzo Bellando per parlare di migranti e avviare il confronto per la raccolta fondi relativa al progetto PIPA – Pronto Intervento Pediatrico nelle Alpi – l’ANPI di Borgaro Sezione “Ercolina Suppo” e la parrocchia locale hanno organizzato un’altra serata particolare, per trattare un argomento forse poco conosciuto: quello della “busqueda”.

Un incontro intenso, iniziato con la visione del docu-film “Le Cercatrici – Tra le Madri della Bùsqueda” realizzato dallo psichiatra torinese Ugo Zamburru – fondatore del Caffè Basaglia – che insieme a Carovana Migranti ha preso parte alla prima Brigata Internazionale di ricerca dei desaparecidos in Messico, occupandosi di unire le esperienze delle mamme tunisine e latinoamericane di ragazzi spariti. Questa manifestazione, avvenuta nel 2018 e che ha coinvolto molteplici organizzazioni, si è conclusa con l’identificazione di 29 giovani, la maggior parte ritrovati morti.

“Questo documentario – ha spiegato successivamente Zamburru – è frutto dell’impegno che ho preso con queste madri nel tenere viva la memoria dei loro figli. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che la maggior parte degli scomparsi è vittima della violenza dei narcos del territorio, non del tentativo di recarsi negli Stati Uniti. Questi sono giovani scomparsi per aver fermato delle violenze o per non aver accettato di diventare corrieri della droga, rapiti dai narcos per finire nei bordelli – soprattutto se si tratta di ragazze – oppure utilizzati per il commercio degli organi in favore di ricchi canadesi e statunitensi. Altri ancora diventati sicari per gli stessi narcos, oppure si perdono diventando schiavi del crack”.

Una realtà terribile, una lotta che lo stesso Zamburru cerca di portare avanti affinché “nessuna madre patisca più un dolore simile”, ricordando anche che a marzo 2024 sarà di nuovo con queste donne, per proseguire il percorso di ricerca.  


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