LA PROPOSTA – “Il Caselle Village porterà oltre 2 mila nuovi posti di lavoro”


Firmato pochi giorni fa l’accordo conclusivo per la realizzazione del mega centro per lo shopping e l’intrattenimento che sorgerà sulle cosiddette aree ATA, vicino allo scalo Sandro Pertini. L’apertura dei cantieri è prevista per la primavera 2018. L’opinione dei sindaci di zona sul futuro del commercio locale.

di Giovanni D’Amelio

Pochi giorni fa, il primo cittadino di Caselle, Luca Baracco, e l’amministratore delegato di Aedes SIIQ, Giuseppe Roveda, hanno firmato la convenzione urbanistica per la realizzazione del famoso Open Mall delle aree ATA, il mega centro commerciale e di servizi, di cui si parla da oltre 15 anni, i cui lavori, dopo il rilascio dei necessari permessi per costruire, dovrebbero partire entro la prossima primavera. La struttura, la prima in Italia nel suo genere, si estenderà su una superficie di circa 300 mila metri quadrati, 120 mila dei quali da destinare alla vendita al dettaglio e al divertimento. Nella fattispecie, il progetto prevede la costruzione di una combinazione di aree tematiche, ognuna con specifica funzione, in grado di diventare polo di attrazione per la clientela torinese e per i turisti nazionali ed internazionali. Un luogo in grado di offrire shopping di lusso conveniente, strutture ricettive di prim’ordine, servizi all’avanguardia rivolti alla persona. Ci saranno poi spazi dedicati alle attività di intrattenimento, culturali e di svago. Per completare e far funzionare il Caselle Village saranno investiti dalla società privata circa 300 milioni di euro e si stima la creazione di oltre 2 mila nuovi posti di lavoro. Oltre all’area a ridosso dell’aeroporto i lavori riguarderanno in maniera imponente anche l’ammodernamento dell’intera viabilità circostante, interessando in modo rilevante pure i comuni limitrofi. Contrarie al progetto le opposizioni in Consiglio Comunale a Caselle che da sempre parlano di colate di cemento senza senso, di enormi disagi che colpiranno la città e tutto il territorio, della possibile realizzazione, visti i tempi, dell’ennesima cattedrale nel deserto ai danni del suolo pubblico.

UN’OCCASIONE O UNA MINACCIA PER IL COMMERCIO LOCALE? – Luca Baracco non ha dubbi. “Per i negozi di prossimità ritengo che si tratti di una straordinaria opportunità da non farsi scappare. E’ necessario – aggiunge – intercettare i tanti visitatori che si affacceranno sulla zona e portarli nel centro di Caselle. Servono quindi idee, fantasia e tanto lavoro di rete tra l’amministrazione comunale e le associazioni di categoria”. Di occasione da non perdere parla anche il Sindaco di San Francesco al Campo, Sergio Colombatto. “Sono sicuro che il Caselle Village porterà delle ricadute positive per l’intero territorio – asserisce – sia in termini economici e sia di sviluppo sociale. Non temo per le sorti del piccolo negozietto perché questo trova la sua forza nei rapporti personali tra commerciante e cliente”. Più cauto il suo collega di Borgaro, Claudio Gambino. “Il nostro territorio è ormai saturo di centri commerciali – osserva – ma quello delle aree ATA porterà necessariamente ad un nuovo equilibrio nella grande distribuzione. Il piccolo commercio, penso, non verrà toccato da questa nuova apertura, ma sarà nostro compito vigilare e utilizzare i fondi di compensazione regionali per colmare gli eventuali svantaggi”. Sulle possibili ricadute positive ragiona anche Paolo Biavati, Sindaco di San Maurizio Canavese, ma sono i lavori sulla viabilità a preoccuparlo. “Le opere da svolgere sono diverse e spero che sia svolto un lavoro di programmazione efficace per evitare il più possibile disagi sulla circolazione viaria della zona”.

UNA PIOGGIA DI SOLDI DAGLI ONERI AGGIUNTIVI – L’articolo 3 della legge regionale 28/1999 prevede che dietro il rilascio delle autorizzazioni per la creazione di grandi strutture di vendita siano riconosciuti gli oneri aggiuntivi, una somma in denaro, cioè, che le società promotrici di insediamenti sono tenute a corrispondere alla Regione ed ai comuni interessati alla costruzione nel momento dell’ultimazione dell’attività. Come citava Gambino, una specie di compensazione per salvaguardare il piccolo commercio. Dai dati in nostro possesso, come riportato nella tabella qui sopra, si evince che i fondi da destinare al Comune di Borgaro ammontano a circa 190 mila euro, 222 mila a San Francesco e a San Maurizio, 190 mila per Leinì e 95 mila per Cirié, quasi 127 mila per Venaria Reale. La norma sostiene che “I comuni beneficiari devono utilizzare gli oneri aggiuntivi esclusivamente per azioni volte a preservare, sviluppare, potenziare, ricostituire e promuovere il tessuto commerciale locale”.


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