Caselle: un Consiglio Comunale e un’assemblea per discutere del futuro delle Case CIT


Due le strade possibili: utilizzare il SuperBonus 110% per interventi migliorativi, ma non risolutivi di alcune problematiche, oppure accedere ai fondi del PNRR, che porterebbero però alla demolizione e alla ricostruzione dello stabile.

di Giada Rapa

SULLASCIA.NET NUMERO DI SETTEMBRE 2021 LEGGI IL GIORNALE SCARICA IL GIORNALE

Opzione A: ristrutturare. Opzione B: demolire e ricostruire. Non è certo una scelta facile quella che si trovano ad affrontare i 168 nuclei familiari che risiedono presso le case CIT di Caselle tanto che, proprio per analizzare e discutere su i pro e i contro delle diverse soluzioni, è stata organizzata un’assemblea pubblica nel tardo pomeriggio di lunedì 4 ottobre, che ha coinvolto anche il Sindaco Luca Baracco, Roberto Montà e Paolo Toscano, rispettivamente Vicepresidente e Direttore del Consorzio Intercomunale Torinese. Un tema che, vista la sua importanza, è anche stato affrontato nel corso del Consiglio Comunale del 30 settembre, tra i dubbi e le domande dell’opposizione soprattutto in merito alle tempistiche con le quali dovrebbe essere realizzata l’Opzione B.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto è utile sottolineare che le case CIT di Caselle hanno fin da subito evidenziato alcune problematiche strutturali, e più di una volta gli inquilini hanno dovuto fare i conti con allagamenti, infiltrazioni e formazione di muffa. Per trovare una soluzione, il CIT ha in un primo momento pensato di accedere al SuperBonus 110%, ma a dicembre 2020 ottiene risposta negativa dall’Agenzia delle Entrate, poiché non si tratta di condomini, ma di edilizia sociale. Ecco allora che il CIT propone la vendita degli alloggi, e alcuni inquilini sembrano propensi, facendo anche effettuare delle perizie. Ma il 10 agosto l’Agenzia delle Entrate informa il CIT che può beneficiare a tutti gli effetti del SuperBonus 110% senza la necessità di proporre la vendita, anche se la possibilità permane. Nel frattempo, però, si apre anche un’altra strada, ovvero quella di accedere ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Con questa soluzione il complesso sarebbe demolito e completamente ricostruito, restituendo agli inquilini un edificio nuovo, efficiente e sostenibile, dotato di abbattimento acustico e sistema sismo-resistente, nonché privo di barriere architettoniche.

“Con il SuperBonus si vanno a mitigare alcune situazioni, ma non si risolvono. I fondi del PNRR portano una soluzione radicale. Ci troviamo di fronte a una grande opportunità, ma nello stesso tempo occorre affrontare la tematica della ricollocazione dei nuclei familiari” ha spiegato il Sindaco Baracco. Questo perché gli inquilini dovrebbero temporaneamente traslocare in un alloggio reperito e con affitto a carico del CIT e restarci per circa 15 mesi. E la paura di molti è quella di vedersi dilungare le tempistiche. “Anziché demolire i 3 edifici contemporaneamente, potremmo fare un lotto per volta. Questo permetterà di ridurre i tempi delle sistemazioni provvisorie, dovendo reperire soltanto 60 alloggi per volta, e non 168 tutti insieme” ha sottolineato Toscano. Nel corso del confronto è anche emersa una terza opzione, ovvero quella di costruire in una nuova area e trasferire a poco a poco gli inquilini, che però risulta impraticabile. Al momento infatti, come spiegato da Baracco, non esistono sul territorio aree compatibili e immediatamente disponibili.

L’assemblea pubblica, che ha portato le autorità a rispondere alle tantissime domande dei diretti interessati, non ha permesso di giungere a una scelta condivisa, quantomeno dalla maggioranza. Il CIT interpellerà quindi singolarmente i diversi inquilini. Anche se, qualcuno non favorevole all’Opzione B, ha già dichiarato che non se ne andrà dall’appartamento.


Commenti

commenti