La ricerca ha misurato l’impatto benefico dell’Attività Fisica Adattata – svolta sul territorio dal Comitato UISP Ciriè Settimo Chivasso in convenzione con l’ASL TO4 – sui soggetti over 64.

di Giada Rapa
Promozione della salute, lotta alla sedentarietà e ruolo della comunità: sono stati questi i temi al centro dell’incontro dedicato al Progetto RIMA – Ricerca in Movimento per Anziani, ospitato dall’UniTre locale. La ricerca, realizzata dal CNR‑IRCrES grazie al contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo e la collaborazione di ASL TO4, la borgarese ASD Meet Lab e i Comitati UISP Ciriè Settimo Chivasso e Ivrea, ha valutato l’efficacia dell’Attività Fisica Adattata – AFA – sugli over 64 fisicamente inattivi.
Ad aprire i lavori è stato Giorgio Bellan, esperto di Promozione della Salute, che ha ricordato come il cambiamento parta dalla persona e dal suo “potere su di sé”. Promuovere la salute significa costruire politiche favorevoli, creare ambienti che facilitino il movimento e rafforzare l’azione della comunità, grazie alla collaborazione tra enti e associazioni. Un video ha mostrato i benefici dell’attività fisica su cuore, metabolismo, ossa, muscoli, sistema immunitario e salute mentale. “Quello che fa davvero male è la sedentarietà”, ha sottolineato Bellan, ricordando come la si impari già da bambini, stando a scuola. Anche piccoli cambiamenti, come suggerisce la piramide dell’attività fisica, possono fare la differenza. Il presidente dell’UniTre, Enzo Carlone, ha portato una breve testimonianza personale sull’importanza di non dare per scontata la possibilità di muoversi. Bellan ha poi spiegato come criteri inizialmente teorici siano diventati operativi grazie a un gruppo di lavoro che ha coinvolto i due Comitati UISP, già attivi con l’ASL To4 nei programmi AFA, attività che si basa su piccoli gruppi e su esercizi calibrati sulle fragilità, con l’obiettivo di prevenire cadute e migliorare equilibrio, resistenza e flessibilità.
La ricercatrice del CNR‑IRCrES Lisa Sella ha illustrato la nascita del progetto nel 2019, dedicato allo studio dell’invecchiamento in Piemonte, poiché con l’età aumenta la vulnerabilità e si rischia un circolo vizioso di sedentarietà e perdita di autonomia. L’AFA, invece, non ha limiti di età e può produrre risparmi per il servizio sanitario. La ricerca ha coinvolto 120 over 64 inattivi, divisi in un gruppo di trattati e uno di controllo, con l’obiettivo di valutare anche i costi‑benefici. Le difficoltà nel coinvolgere i medici di medicina generale a seguito della pandemia hanno portato a ripensare il progetto: la svolta è arrivata grazie alle Infermiere di Famiglia e Comunità – IFeC –, che hanno permesso di selezionare i partecipanti, raggiungere anche le aree interne e portare avanti la ricerca nonostante la riduzione del trattamento da 15 a 8 mesi. E, nonostante la contrazione, i risultati hanno mostrato miglioramenti in forza, equilibrio, postura, frequenza cardiaca e vitalità percepita. La socializzazione è stata un elemento decisivo, tanto che molti hanno continuato i corsi anche dopo la sperimentazione. Tra le criticità riscontrate: accessibilità ai corsi, metodi di pagamento, scarsa partecipazione maschile e interruzioni estive.
In chiusura è intervenuto il sindaco di Caselle Giuseppe Marsaglia, che ha ricordato l’impegno dell’amministrazione, con spazi dedicati anche alle IFeC e con la sistemazione di tre aule per gli ambulatori pediatrici nel nuovo Punto Medico di Prossimità Distrettuale di via Guibert.

