Mappano: la scuola e le testimonianze di migrazione


L’istituto Comprensivo Falcone ha aderito al progetto promosso dal Comune di Settimo al fine di far meglio conoscere il fenomeno che si cela dietro il fenomeno migratorio attraverso la storia di Abdullahi Ahmed, un rifugiato somalo ora cittadino italiano onorario.

Abdullahi Ahmed

di Giada Rapa

Mappano – L’Istituto Comprensivo Giovanni Falcone ha aderito al progetto promosso dal Comune di Settimo, in collaborazione con la Fondazione Comunità Solidale Onlus e l’associazione Casa dei Popoli Onlus, denominato Testimonianza di Migrazione: Viaggio verso l’Italia. Il progetto si rivolge ai ragazzi delle scuole secondarie di primo grado al fine di informarli sui fenomeni dell’immigrazione e integrazione, nonché sulla situazione attuale dei rifugiati in Italia e in Europa. E lo fa attraverso il racconto di Abdullahi Ahmed, rifugiato somalo che nel 2014 ha ottenuto la cittadinanza onoraria da parte del Comune di Settimo e lo scorso anno quella italiana. Lunedì 13 febbraio Abdullahi ha incontrato i ragazzi delle classi III, mercoledì 15 quelli delle II mentre martedì 21 febbraio gli studenti delle I.

Una storia toccante e che offre molteplici spunti di riflessione, che inizia nel 1988 a Mogadiscio. Da qui Abdullahi scapperà nel 2007, poco dopo essersi iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, e dopo un viaggio lungo 7 mesi attraverso Etiopia, Sudan, Libia e Mar Mediterraneo, arriverà in Italia, prima a Lampedusa e poi a Settimo, dove attualmente lavora per il Centro Fenoglio. “Non consiglio a nessuno il viaggio che ho fatto io: riconosco di essere stato fortunato” ammette Abdullahi, che ha anche raccontato del modo in cui è stato ben accolto dall’amministrazione di Settimo, dagli operatori della Croce Rossa e dai cittadini. “Il Comune mi ha dato la possibilità di restare nel centro di accoglienza per un anno e ho deciso di sfruttarlo al meglio perché nella vita è importante darsi degli obiettivi. Adesso con il mio lavoro sto aiutando due miei fratelli che studiano in Turchia e i miei genitori rimasti in Somalia”.

“Abbiamo scelto di aderire a questo progetto poiché riteniamo che possa possa aiutare  i nostri ragazzi nel loro percorso di crescita individuale e sociale. Far conoscere loro le persone che partendo da terre lontane hanno lasciato tutto, far conoscere da vicino le storie di fuga da situazioni di estrema povertà, di guerre, persecuzioni e torture direttamente da chi le ha vissute, crediamo sia il miglior modo per tentare, come scuola,  di contrastare quegli atteggiamenti xenofobi, intolleranti e razzisti che purtroppo sono sempre più diffusi tra adulti e giovani, spesso causa di pregiudizi dettati dall’ignoranza e dalla mancanza di conoscenze certe e dirette” ha spiegato la dirigente scolastica Lucrezia Russo. “Ed è assurdo – continua – che proprio noi italiani, popolo di emigranti e spesso vittime di pregiudizi infamanti, pensiamo che chiudere la porta a chi sta solo cercando un posto dove vivere dignitosamente la propria vita possa essere una cosa giusta per un Paese civile e democratico come il nostro. E noi come scuola abbiamo il dovere morale di educare i ragazzi a noi affidati, i futuri cittadini del mondo, a valori fondamentali come quello della giustizia sociale e del rispetto della dignità di tutti gli esseri umani” ha concluso Russo.


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