Mappano: presentato il libro “Non Voglio Morire”, sulla tragedia della Thyssenkrupp


Un’opera che raccoglie le toccanti testimonianze dei familiari delle vittime, per non dimenticare un dramma che porta anche l’attenzione sul tema della sicurezza sul lavoro.

di Giada Rapa

Il 6 dicembre è ricorso il 14esimo anniversario del rogo della Thyssenkrupp. Uno dei peggiori incidenti sul lavoro registrati in Italia, durante il quale sono morte sette persone: Rocco Marzo, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Antonio Schiavone e Roberto Scola.

Morti bianche, come vengono chiamate in gergo, per una tragedia che di incidentale ha ben poco, proprio come si legge tra pe pagine del libro “Non Voglio Morire” -frase pronunciata quella sera da Giuseppe Demasi, la più giovane delle vittime, poco prima di perire bruciato- scritto dal giovane Stefano Peiretti e presentato a Mappano nel tardo pomeriggio di sabato 11 dicembre. Peiretti non è nuovo nell’affrontare tematiche sociali nelle sue opere: tra queste “Non Sono come Tu mi Vuoi”, presentato sempre a Mappano all’inizio del 2019 e che affronta il problema della violenza di genere. Con “Non Voglio Morire”, Peiretti intende riportare all’attenzione una pagina terribile della città di Torino, che oggi più che mai ci porta a interrogarci sul tema della sicurezza sul posto di lavoro. Perché quegli operai temevano per le proprie vite. Avevano più volte chiesto aiuto alle Istituzioni, perché la Thyssen, che a breve avrebbe spostato lo stabilimento, aveva abbassato gli standard di sicurezza.

“Dovevo convincere mio figlio ad andare via. A volte mi diceva prima o poi scoppierà tutto, perché ormai quella fabbrica era abbandonata” ha commentato, con dolore, Rosina Demasi, madre di Giuseppe, presente alla serata insieme a Laura Rodinò, sorella di Rosario. Assente invece Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto alla tragedia, impossibilitato a muoversi poiché in quarantena. Le due donne hanno raccontato il dolore e la difficoltà di superare una tragedia del genere, ma anche la rabbia nel constatare che la morte dei propri cari sembra non ottenere giustizia. “Chiediamo giustizia ogni anno, ma ci sentiamo sempre presi in giro. Mio fratello e gli altri ragazzi sono morti per ottenere un decreto, quello del 2008, che poi è stato completamente stravolto. Si parla solo di interessi economici, senza la certezza della pena” ha ricordato Rodinò.

E non dimenticare queste vittime -cercando anche di ottenere, finalmente, pene più severe per coloro che mettono il guadagno al primo posto e la vita dei dipendenti al secondo– l’amministrazione comunale di Mappano, nella figura del Sindaco Francesco Grassi, si è impegnata a incontrare nuovamente l’autore, ma in un contesto scolastico. Affinché anche le nuove generazioni continuino a fare memoria.


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