Halloween: Dolcetto o scherzetto?


Qualche curiosità sulla Festa che in tanti si preparano a celebrare questa notte, tra tradizione -spesso dimenticata-, divertimento e consumismo.

di Giada Rapa

“Ormai anche Halloween è diventata una moda”. Negli ultimi anni, per l’esattezza dal 2012, ho sentito molto spesso questo frase, soprattutto vedendo che questa ricorrenza “importata dall’America” prendeva sempre più piede anche in Italia. La cosa particolare è che Halloween, tanto demonizzata perché americana, in realtà americana non è: questa celebrazione, infatti, affonda le sue origini nel Nord Europa, e per la precisione in Irlanda. E, al contrario di quanto sostenuto da molti, festeggiare Halloween non significa donare l’anima al demonio.

Nell’età precristiana, la popolazione dei celti era solita festeggiare l’anno nuovo il 1° novembre, momento in cui la stagione calda terminava e i pastori riportavano a valle le greggi per prepararsi all’arrivo del freddo inverno. Questo passaggio veniva celebrato attraverso la festa di Samhain – da Sam Fruin, fine dell’estate – dove i celti potevano ringraziare gli dei e esorcizzare l’arrivo dell’inverno e con esso i pericoli che portava. All’epoca, infatti, la credenza popolare riteneva che, proprio nella notte di fine estate, la barriera tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottigliasse, permettendo a questi ultimi, sia buoni che cattivi, di vagare sulla Terra. Da qui è nata l’usanza del travestimento, al fine di confondersi con gli spiriti ed evitare di esserne posseduti. Con il passare del tempo la paura della possessione svanì, ma rimase la tradizione del travestimento Anche la tradizione della zucca intagliata risale al periodo celtico, anche se all’epoca, affinché gli spiriti potessero trovare la strada, gli antichi infilavano le candele in rape poste al di fuori delle finestre. Quando i colini inglesi migrarono in America, non trovando rape a disposizione, sostituirono l’ortaggio originale con le zucche.

Halloween, insomma, benché abbia a che fare con il mondo dei morti, non è una cerimonia “pericolosa” né legata al culto del demonio. La stessa tradizione del “dolcetto o scherzetto” avrebbe infatti origine da una pratica inglese della souling e traducibile con elemosina dell’anima. Il giorno di Ognissanti i primi cristiani vagavano di villaggio in villaggio per elemosinare il “pane d’anima”, ovvero un dolce fatto di uva passa. Usanza simili, legate alla tradizione di preparare soprattutto dolci per i giorni dei defunti, sono presenti un po’ in tutta Italia, anche se oggi stanno un po’ scomparendo.


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