VOLONTARIATO – La Quarta squadra della Croce Verde Torino, sezione Borgaro e Caselle


Di seguito la quarta puntata rivolta alla scoperta di chi, in modo gratuito e disinteressato, ha deciso di dedicare del tempo, sottratto alla famiglia, al riposo, allo svago, per mettersi a disposizione del prossimo. Come sempre a raccontarci questo viaggio è uno dei fondatori del gruppo locale dell’ente.

di Mauro Giordano

Borgaro/Caselle/Mappano – Alla nostra richiesta di appuntamento per incontrare la Quarta squadra della Croce Verde Torino – sezione di Borgaro -Caselle , il suo responsabole, Lucio, allegramente ci dice: “non venire il 4 settembre, perché dobbiamo effettuare una assistenza ad una gara sportiva e siamo un po’ decimati, ci tengo che la squadra – per quanto possibile – sia al completo”. Benissimo : “affare fatto – rispondo – ci vediamo dunque fra nove giorni (tanto sono distanziati i turni di servizio fra le squadra)con la speranza di trovarvi tutti. Lucio , da buon responsabile è il primo ad arrivare e ci accoglie sulla porta di Cascina Nuova di Borgaro, sede della locale Sezione, dove è sempre bello entrare per quell’aria che si respira vedendo – in quell’interno – un mondo sociale che fuori trovi con maggiore difficoltà.

Sono da poco passate le venti e la squadra è già formata, anzi sono ancora presenti Andrea e Maria,due giovani dipendenti dell’ente che avevano preso servizio dodici ore prima e stanchi, salutavano gli amici militi volontari. Lucio è il nostro responsabile di squadra, 67 anni portati da giovanotto, e si capisce il perché, Lucio è un ex bersagliere: a lui la bicicletta e il cappello piumato li hanno dati in dotazione a venti anni e ancora oggi Lucio ….pedala.! Abbiamo poi Cinzia 54 anni consulente di viaggio, una di quelle attività in proprio che rendono efficace il servizio che si svolge e di grande soddisfazione personale. Anita invece di professione commessa 50 anni, ci parla del suo lavoro da entusiasta, e – per la Quarta squadra – è da considerarsi una new entry essendo proveniente dalla Quinta (squadra di cui parleremo tra qualche settimana). Francesca 31 anni ,medico specialista in neuropsicologia e da poco mamma di un infante di otto mesi, era con noi in abiti borghesi. La sua presenza, quale mamma ,era ben più importante in famiglia che non in servizio, tuttavia non voleva mancare al nostro appuntamento. Arianna la più giovane, 24 anni ,studentessa in Scienze Infermieristiche presso l’Istituto Cottolengo di Torino. Quasi pronta a discutere la tesi e subito dopo a svolgere la professione. Avtar, invece ci scrive di suo pugno il proprio nome, cognome e la professione: lui è indiano e le caratteristiche somatiche lo inquadrano perfettamente in quella parte del pianeta. Da diciassette anni in Italia ,lavora come carto-tecnico in una azienda di Borgaro ed è felicissimo di essere qui con noi, anche se tiene a precisare che lui è indiano e non ha mai pensato di richiedere la nazionalità italiana (pur avendone pieno diritto).

Questo è proprio il caso più eclatante di cosa sia la Croce Verde: un insieme di uomini e donne di ,età, ceto sociale, nazionalità e professione più disparate fra loro, ma accomunati dalla stessa missione, quella di mettersi a disposizione della società civile: in questo caso quello di soccorrere chi ha una urgenza immediata di salute. Il tempo trascorre veloce, lo spazio delle nostre domande e risposte è variegato al massimo, insomma questa squadra non ci stanca di stupire anche se lo fa con la umiltà propria di chi offre in silenzio.

Carlo Barba

Tanto in silenzio che quasi non venivamo a conoscenza che proprio Avtar, il nostro amico indiano, è stato protagonista, suo malgrado, della notte di piazza San Carlo a Torino, diventata tristemente famosa nel mondo per la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. Lui, con poche parole, ci racconta che era fra il pubblico quando si creò l’inferno su quella piazza e senza perdere la calma – prima qualità di un milite – visto che era già partito l’allarme verso le forze titolate a gestire l’emergenza (fra cui pesantemente interessata proprio la Croce Verde) ha reso la sua opera contribuendo a praticare fasciature su ferite da taglio, e poiché mancavano bende e cerotti pensò bene di ricavare le stesse proprio utilizzando le strisce bianconere della bandiera della sua squadra del cuore che portava al collo.

Quando riprende la parola Lucio è già passato parecchio tempo e per fortuna non siamo stati interrotti da una richiesta di servizio, così lui riesce ancora a ricordarci che sarebbe bene parlare in seguito di “cosa fa la Sezione di Borgaro nel suo insieme” e ben volentieri lo accontenteremo al termine di questo nostro viaggio fra le squadre. Ma potevamo chiudere questo articolo senza ricordare un milite fondatore della sezione e appartenente proprio alla Quarta? Già il casellese dell’anno 2016 : Carlo Barba. Indiscusso leader della squadra e della Sezione, assente per un periodo di riposo, ma attesissimo e sempre richiesto in squadra. Il coro unanime degli amici gli fa pervenire l’eco del rimpianto e della stima che tutti nutrono per lui: Carlo e la sua dose di simpatia manca a tutti. Dobbiamo chiudere, lo spazio è sempre tiranno, anche se avremmo ancora tanti altri fatterelli da raccontare, li metteremo insieme quando riepilogheremo tutta la Sezione.


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Giovanni D'Amelio