LA RIFLESSIONE – Cirié: una mostra per celebrare i 70 anni dal primo voto delle donne


Per celebrare la ricorrenza, dal 5 al 13 novembre i saloni espositivi di Palazzo D’Oria ospiteranno materiale dall’archivio del quotidiano La Gazzetta del Popolo.

di Francesca Di Feo

2Cirié – Buona partecipazione di pubblico all’inaugurazione della mostra fotografica, voluta dalla Città Metropolitana di Torino e che ha già fatto il giro di molti comuni della provincia, per ricordare i 70 anni dal suffragio universale in Italia. A Ciriè sarà possibile visitarla fino al 13 di novembre (domenica 6 orario 10 – 12 /15 – 18, mentre negli altri giorni dalle 9 alle 13). “Siamo felici di poter ospitare una mostra che celebra un evento così importante della storia italiana” ha esordito la Sindaca Loredana Devietti. Un evento possibile anche grazie alla collaborazione dell’istituto Doria, rappresentato dall’ex professoressa Domenica Calza e dal professor Fabio Lanzafami. Tutte le foto provengono dall’archivio del quotidiano La Gazzetta del Popolo, e ritraggono con disarmante naturalezza la semplicità delle persone che hanno partecipato a quel straordinario momento”. “In un’altra sala – ha ancora aggiunto la prima cittadina – è possibile leggere le biografie delle ventuno donne elette all’Assemblea Costituente e alcune pagine di giornali dell’epoca.

4“I giovani non devono dare per scontati certi diritti” ha affermato Calza durante una dettagliata spiegazione sul percorso compiuto dalle donne per arrivare a tale traguardo. “Dobbiamo sempre ringraziare chi ha combattuto queste battaglie perché noi potessimo godere di privilegi che ora consideriamo la normalità”. In ultimo è intervenuto Lanzafami elogiando i suoi studenti, che hanno mostrato interesse e partecipazione all’evento. L’inaugurazione si è conclusa con una visione sul futuro: dalla collaborazione tra il Comune di Ciriè e l’istituto D’Oria, infatti, potrebbe nascere un interessante progetto grazie al quale gli studenti avrebbero la possibilità di essere impiegati in altri eventi culturali come questo.


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Giovanni D'Amelio