LA RIFLESSIONE – In ricordo delle vittime di Nizza: “Da che parte state?”


Pubblichiamo integralmente una lettera scritta da una studentessa di Nichelino che fino a pochi giorni fa viveva nella città francese, teatro ieri sera dell’ennesima strage di innocenti.

di Alice Riccobono, 22 anni, studentessa di Giurisprudenza, essere umano

1Anche questa volta, come dopo la strage di Charlie Hebdo, mi ritrovo a fare una riflessione. Questa volta, però, ciò che è avvenuto a Nizza la sera del 14 luglio 2016 mi travolge il cuore perché io a Nizza ci ho vissuto per 10 mesi. Se solo penso che fino a un mese fa io sarei stata su quella spiaggia a guardare i fuochi d’artificio insieme ai miei amici, rabbrividisco. Ogni persone che stamattina mi ha detto “ho pensato subito a te”, mi ha fatto pensare a quanto sia stata fortunata.

Non riesco ancora a immaginare la Promenade piena di corpi esanimi e di sangue. Quella Promenade sulla quale passavo ogni giorno, quella Promenade che è impossibile evitare, quella Promenade piena di persone che si allenano la mattina, quella Promenade piena di atmosfera pacata al tramonto, i colori caldi della Promenade. Quei colori caldi che ora richiamano solo morte.

Uccidere persone che non hanno niente di più e niente di meno di noi. Uccidere famiglie, gruppi di amici che passano una serata insieme, nella spensieratezza estiva e nella voglia di festeggiare. Queste morti valgono tanto quanto le morti fuori dal confine francese, fuori dal confine europeo.

No, io non condivido foto nel quale invito a pregare per Nizza. Io invito a riflettere sui motivi che stanno portando alla commissione di cosi tanti attentati terroristici. Questi attentati terroristici che valgono tanto quanto le bombe che scoppiano in Siria, in Palestina, in Afghanistan. Perché diamo un peso differente alla morte delle persone? Più che bombardarci a vicenda, perché non pensiamo a come affrontare questa enorme crisi mondiale di povertà, immigrazione, terrore?

2L’odio genera odio, ma lo fa tra i più poveri, tra le persone comuni e ci ritroviamo schierati contro una persona come noi, ma con la pelle di un colore diverso o con una fede diversa dalla nostra che cerca un nuovo mondo dove potersi realizzare. E noi, impauriti dal terrore, davanti alla richiesta di aiuto di una persona che potremmo essere noi tra, chi lo sa, qualche anno, chiudiamo la porta inneggiando all’odio verso “gli islamici terroristi”.

Colpire persone come noi porterà solo a distruggerci. Combattere l’immigrazione incrementerà solo il razzismo. Non dobbiamo pregare per Nizza, dobbiamo pensare e capire che il diverso è bello. Dobbiamo capire che il conoscere nuove culture è bello. Dobbiamo capire che se si crede in un dio o in qualcos’altro, questo non sarà un motivo per odiare quello che potrebbe diventare un nostro amico. Dobbiamo capire che per risolvere questa crisi, il primo passo lo dobbiamo fare noi. Dobbiamo capire che il terrore si sconfigge oltrepassando il confine del “diverso”. Dobbiamo capire che uccidere non è la soluzione, la soluzione è l’integrazione.

L’unico sentimento senza regole possibile è l’amore, l’amore per l’essere umano, non l’amore fanatico verso un qualsiasi dio. La religione è un fattore interiore, la religione, tutte le religioni insegnano ad amare il prossimo. Allora, se proprio vogliamo muoverci in nome di un dio, muoviamoci in questo senso, apriamo le porte e conosciamo il “diverso”. L’integrazione arricchisce, l’odio uccide. Da che parte state?


Commenti

commenti

Giovanni D'Amelio