IL PARERE – La protezione del maggiorenne “debole”


La nostra rubrica sui consigli di natura legale questa domenica tratta degli adulti in difficoltà, sia per motivi economici e sia non economici, e delle misure possibili per la loro “protezione”.

di Silvia Nieddu

l termini “soggetto debole” o “soggetto fragile”, con riferimento a persone adulte, sono entrati ormai a pieno titolo nel linguaggio del diritto, tanto in Italia quanto in generale nei paesi europei. La debolezza o fragilità può essere economica, di chi non dispone di redditi e sostanze sufficienti per vivere e non è in grado di procurarseli son mezzi propri, o non economica (incapacità di intendere e di volere a causa di una malattia o di un trauma fisico, incapacità parziale di comprendere le cose della vita e di badare ai propri interessi, problemi psicologici e disabilità psichiche. La protezione dei soggetti deboli per motivi solo economici è realizzata in diversi modi: nel diritto privato mediante gli “alimenti”, l’obbligo di pagare i quali grava sui familiari più stretti (art. 433 c.c.), mentre in quello pubblico si realizza mediante le molte diverse specie di interventi socio-assistenziali di competenza degli enti locali.

Anche la protezione dei soggetti deboli per motivi attinenti alla persona è realizzata in diversi modi: nel diritto privato mediante l’amministrazione di sostegno, l’interdizione e l’inabilitazione, che offrono alle persone in stato di bisogno delle figure che li affianchino o li sostituiscano nel compimento degli atti necessari e nell’assunzione delle decisioni opportune, agendo sempre nel loro interesse, per il loro bene, e sotto il controllo del giudice. Nel diritto pubblico, anche in questo caso, si realizzata mediante gli interventi socio-assistenziali. Fra i molti ricordiamo l’indennità di accompagnamento”, istituita dalla legge 180/1978 (nota come legge Basaglia, dal nome del suo ispiratore più noto): è una somma di danaro periodica, cui hanno diritto le persone affette da un’invalidità totale che necessitano di assistenza continua. A questo tipo di aiutano hanno diritto anche le persone che, pur capaci di compiere materialmente atti elementari della vita quotidiana come mangiare, vestirsi e pulirsi, necessitano di un accompagnatore per comprendere il significato, i tempi, i modi e la pericolosità degli atti che compiono.

Vi è anche una particolare protezione riservata a casi gravi di malattia mentale: il trattamento sanitario obbligatorio (TSO), istituito dalla legge 180/1978 sulla malattia mentale, permette di ricoverare una persona, sofferente di “una grave patologia psichiatrica che la rende pericolosa a sé o agli altri”, in una struttura di cura per un tempo determinato, anche “senza il suo consenso”, dunque coattivamente, su proposta del medico e sotto il controllo del giudice.

Per saperne di più potete contattare il 339 6200867 o scrivere all’indirizzo mail: nieddu.servizigiudiziari@tim.it


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Giovanni D'Amelio