IL PARERE – La legge in difesa della donna


La nostra rubrica sui consigli di natura legale questa domenica tratta della violenza di genere, soprattutto quella femminile, in occasione della festa dell’8 marzo.

di Silvia Nieddu

La Giornata internazionale della Donna si celebra per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche ottenute nei decenni dalla componente femminile, sia le discriminazioni e le violenze cui è stato ed è oggetto quotidianamente il gentil sesso in tutte le parti del mondo.

In Italia, la legge 4 aprile 2001, n. 154 ha creato un articolato sistema diretto a contrastare ogni forma di violenza maturata all’interno del nucleo familiare. Tramite varie disposizioni, inserite direttamente nei quattro codici (civile, penale, procedura civile e procedura penale), oggi il giudice può adottare misure urgenti ed immediate in favore della vittima della violenza. Le disposizioni, sono ispirate dall’esigenza di tutelare il convivente debole piuttosto che le ragioni del consorzio familiare nel suo insieme. Altro dato di sicura rilevanza generale è l’equiparazione del convivente al coniuge, che reca con sé un nuovo rilevante apporto al riconoscimento della convivenza di fatto.

Quanto ai profili privatistici, nel nuovo titolo IX bis del codice civile, denominato “Ordini di protezione contro gli abusi familiari”, sono state inserite alcune interessanti disposizioni. La prima stabilisce che, quando la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale dell’altro coniuge o convivente, il giudice può adottare con decreto uno o più provvedimenti nei confronti del responsabile dell’abuso, anche con l’allontanamento dalla casa familiare, prescrivendo, se necessario, il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima.

La legge, in maniera del tutto apprezzabile, prende in considerazione l’eventualità che l’autore della condotta pregiudizievole sia colui che di regola provvede al sostentamento della famiglia, e consente al giudice – al fine di evitare che l’allontanamento lasci i familiari privi di adeguati mezzi di sostentamento – di imporre al coniuge o convivente allontanato il pagamento periodico di un assegno a favore dei familiari. La durata dell’ordine di protezione è stabilita dal giudice, ma è in ogni caso limitata, non potendo protrarsi per oltre sei mesi, con possibilità di proroga, su istanza di parte, solo se ricorrano gravi motivi e per il tempo strettamente necessario.

Per saperne di più potete contattare il 339 6200867 o scrivere all’indirizzo mail: nieddu.servizigiudiziari@tim.it


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Giovanni D'Amelio