L’INTERVISTA – Fabrizio Moro: “Vivere intensamente ti rende più sensibile e questo ti fa dare il massimo”


Il cantautore romano, stasera in concerto nell’area Flower Festival del Parco Certosa Reale di Collegno, ha risposto ad alcune nostre domande.

dalla Redazione

Cosa rappresenta per Fabrizio Moro la Pace, visto che “Pace” è il titolo del disco e del tour. Ho scelto questa parola perché la “Pace” è un sentimento che nella vita ho sfiorato tantissime volte ma che non ha mai avuto una lunga durata. Ho un carattere molto competitivo e combattivo e vorrei tanto che fosse una condizione stabile. Nella mia vita ho comunque trovato la pace nelle cose semplici, in quelle che fanno parte della quotidianità, come quando passeggio con i miei bambini o bevo un bicchiere di vino con un amico. Purtroppo però non credo che la troverò mai come condizione totale.

Come è nato “Andiamo”, il nuovo singolo attualmente in radio. “Andiamo” è un pezzo nato per caso. Mi sono ispirato a storie che conosco, a storie personali, ho bisogno di essere ispirato dalla strada… d’altra parte sono stato sempre affascinato da chi racconta le proprie storie. Per scrivere questo brano ho preso come esempio la mia autobiografia: a volte ho bisogno di scappare e di qualcuno che mi stia vicino quando lo faccio.

Come nascono le canzoni di Fabrizio Moro. A volte mi sveglio la mattina con una canzone in testa, arriva già con il testo e comincio subito a canticchiarla. Quella cosa lì per cui devi stare male per scrivere una bella canzone è una cavolata… ho scritto tante canzoni in momenti di gioia. Secondo me devi solo vivere la vita intensamente, ma dovrebbe accadere per qualsiasi lavoro. Vivere intensamente ti rende più sensibile e questo ti fa dare il massimo.

Lavorare a questo album è stato terapeutico? Lavorando a questo disco, “Pace”, ho avuto modo di leggermi dentro. Prima ero molto più arrabbiato con la società e con la vita, usavo le canzoni come valvola di sfogo. Guardandomi dentro ho cominciato a capire cosa non andava… grazie alla scrittura ho conosciuto meglio me stesso.


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Giovanni D'Amelio