IL LIBRO – “Solo l’Intelletto Sopravvive”, romanzo distopico del giovane Fabio Rinaldi


Un’opera ambientata in un futuro non troppo lontano, per l’esattezza nel 2103, che spinge il lettore a porsi molteplici interrogativi sul presente.

di Giada Rapa

La prima cosa che colpisce incontrando l’autore di “Solo l’Intelletto Sopravvive” è la sua giovane età. Fabio Rinaldi ha infatti compiuto da poco 19 anni e ha iniziato a lavorare a questo suo primo romanzo quando ne aveva soltanto 16. Seguono l’altezza – infatti ha giocato a pallavolo per diversi anni ed è ancora un grande appassionato di questa disciplina sportiva – e dei penetranti occhi color ghiaccio che gli conferiscono un’aria ancora più matura. Studente modello, ha da poco concluso gli esami di Maturità Scientifica con il punteggio di 100/100.  Grande appassionato di opere distopiche, Rinaldi ammira autori quali Huxley e Orwell, ma anche Asimov e Baudelaire – una cui citazione, tratta da I Fiori del Male si trova all’inizio del romanzo – e non nasconde l’interesse per il cinema, soprattutto per le opere dei registi Stanley Kubrick e Quentin Tarantino.

Con queste premesse non stupisce che “Solo l’Intelletto sopravvive” sia un romanzo distopico, ambientato in un futuro non troppo lontano – siamo infatti nel 2103 – che spinge il lettore a interrogarsi sul presente partendo proprio dal titolo. Davvero in questo periodo storico l’intelletto sta sopravvivendo su tutto? “Il titolo in realtà trae un po’ in inganno -spiega Rinaldi- perché non rende appieno la complessità della storia. Una storia che tratta in modo particolare della vita e dell’istinto di sopravvivenza che accompagna il protagonista, il cui nome verrà svelato soltanto a metà del libro.

Un personaggio alla ricerca di un’emancipazione quasi impossibile visto il contesto storico nel quale il romanzo è ambientato”. Nel futuro immaginato da Rinaldi, infatti, la repubblica e la democrazia sono ormai un vago ricordo: in una realtà culturalmente arretrata e in constante guerra, il Ducato di Milano e il Ducato di Sicilia cercano di contendersi la supremazia sulla nostra penisola. Il romanzo, scritto in prima persona – anche se nel corso della storia si alterneranno due diversi punti di vista – si configura come un interessante romanzo psicologico che si prende il suo tempo in certi punti, senza mai risultare eccessivamente lento, e che in altri prosegue a un ritmo frenetico, con scene descritte con perizia quasi cinematografica. Un’opera sicuramente interessante e imperdibile per tutti gli amanti di questo genere letterario, ma anche per coloro che desiderano una lettura riflessiva su un futuro che, a conti fatti, così tanto distante non appare.

 


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