Covid – La testimonianza di una cittadina borgarese: “Sono stata fortunata”


“Tra preoccupazioni e incertezza a causa del ricovero ospedaliero per aver contratto una forma aggressiva del virus, è stato bello trovare anche solidarietà e tanto affetto”. Per riflettere sui nostri comportamenti in questo periodo di festività.

di Giada Rapa

Ha sempre rispettato tutte le indicazioni per evitare il contagio da Covid-19, attraverso distanziamento, uso della mascherina, igiene costante delle mani. Ma anche smartworking e uscite ridotte al minimo, così come le visite di -e presso- parenti e amici. Eppure, per una cittadina borgarese, molto conosciuta nel mondo politico-amministrativo ed associativo di zona, ma che per ragioni personali vuole rimanere anonima, il virus è entrato lo stesso all’interno della casa e della vita, stravolgendola. Perché lei ha avuto una delle forme più aggressive e gravi del CovId-19, quello che colpisce i polmoni con la polmonite e ti costringe al ricovero in ospedale. Dove inizia un periodo particolarmente difficile, fatto di incertezza, solitudine e forte preoccupazione, perché nel frattempo anche il marito è stato ricoverato, ma in una struttura ospedaliera diversa.

“Dal Pronto Soccorso sono stata immediatamente ricoverata in ospedale, dove ho saputo che anche mio marito era nella mia stessa situazione, ma che era stato portato in una struttura diversa dalla mia. I medici non mi hanno certo indorato la pillola: mi hanno subito detto che avrei potuto aggravarmi all’improvviso come succede a tanti, perché ciascun soggetto reagisce in modo diverso a questo virus, che attacca principalmente i polmoni, ma può estendersi a qualsiasi altro organo. Non mi restava che aspettare l’evolversi della malattia, mentre mi curavano con flebo di antibiotici e cortisone direttamente in vena”. Finché non arriva anche la necessità di ossigeno. E ti ritrovi da sola, con il cellulare come unico mezzo per rimanere collegata con i tuoi affetti e con il mondo esterno.

E proprio sul cellulare inizi a riceve immagini di assembramenti davanti ai negozi, e richieste di cittadini che vogliono festeggiare, e governanti che discutono sui colori da assegnare alle Regioni. E allora pensi a come la società si sia divisa, tra coloro che affrontano in virus -alcuni in condizioni critiche in cui l’unico pensiero non è la morte, ma il modo in cui morirai, colpita nel respiro, lontana da tutto e da tutti- e coloro che hanno la sfrenata necessità di divertirsi o di fare acquisti. Ma anche, improvvisamene, di stare con quegli anziani che per anni hanno ignorato durante le festività. E allora capisci che il mondo sta andando in quella direzione perversa di mancato confronto, di mancata comprensione delle situazioni, fatto soltanto di prese di posizioni indiscutibili ed individuali in cui ognuno ha la certezza assoluta di avere ragione, senza avere supporti tecnici o scientifici che permettano un’opinione confortata da dati”.

Tuttavia, anche nei momenti più negativi della vita è possibile trovare un bagliore di speranza, che in questo caso arriva proprio dalle persone che ci vogliono bene. “Ho riscontrato una solidarietà e un affetto che mai avrei potuto immagine, come gli amici che ti portano abiti puliti in ospedale, o vicini di casa che si preoccupano di portarti la spesa e la farmacia che ti porta i farmaci una volta in cui finalmente riesci a tornare a casa. Ma anche tantissimi messaggi di incoraggiamento, che sono per me stati importantissimi. Ora il mio percorso di guarigione non si è ancora concluso, ma secondo i giovani e bravi medici dell’USCA -Unità Speciali di Continuità Assistenziale- è a buon punto e sono stata fortunata.

Una riflessione è quindi d’obbligo, soprattutto in questo periodo di festività, tra decreti e limitazioni. “Ho seguito tutte le indicazioni, eppure il Covid è arrivato. In questi giorni cercate di non ammalarvi. Festeggiate con una maggiore intimità, in attesa di celebrare alla grande quando questo virus sarà debellato, anche se i tempi saranno sicuramente lunghi. E cerchiamo di affidarci a persone competenti, che sanno quello che dicono, come Gino Strada, quando afferma che le vaccinazioni limitano il numero di vittime, non la diffusione del virus, o che nei mesi di gennaio e febbraio vedremo gli effetti dei comportamenti del periodo natalizio. Per questo vi chiedo responsabilità. E nel frattempo non mi resta che augurare a tutti buona salute per l’anno che verrà”.


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