LA MOSTRA – Gli animali di Steve McCurry


Fino al 1° maggio 2022, la Palazzina di Caccia ospita “Animals”, sessanta scatti del fotografo americano recuperati girando il mondo. Una produzione Next Exhibition, in collaborazione con SUDEST 57 e l’Associazione Culturale Dreams. 

dalla Redazione

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Balzato in questi giorni sulle copertine e servizi di giornali e televisioni, per via dell’arrivo in Italia di Sharbat Gula, la ragazza afgana soggetto di una celebre foto scattata nel 1984, e pubblicata sulla copertina della rivista National Geographic Magazine nel 1985, Steve McCurry torna a Torino con le sue poderose immagini, questa volta presso le antiche cucine della Palazzina di Caccia di Stupinigi. La mostra, “Animals“, arriva per la prima volta in Piemonte grazie all’organizzazione di Next Exhibition, in collaborazione con SUDEST 57 e l’Associazione Culturale Dreams. 

Inaugurata venerdì 26 novembre e aperta al pubblico dal 27 novembre, il progetto Animals ha origine nel 1992, quando McCurry si trova a documentare il disastroso impatto ambientale e faunistico generato dala guerra nell’area del Golfo. Alcuni di questi scatti sono diventati celebri, come i cammelli che attraversano i pozzi di petrolio in fiamme e gli uccelli migratori interamente cosparsi di petrolio. Con questo reportage il fotografo vincerà nello stesso anno il prestigioso Word Press Photo.

La mostra si compone di sessanta scatti iconici, che raccontano una vita quotidiana dove uomo e animale sono legati indissolubilmente. Un affresco corale dell’interazione e della condivisione, che tocca i temi del lavoro e del sostentamento che l’animale fornisce all’uomo, delle conseguenze dell’agire dell’uomo sulla fauna locale e globale, dell’affetto che l’essere umano riversa sul suo pet, qualunque esso sia.

Per creare Animals, autore e la curatrice, Biba Giacchetti, hanno lavorato all’unisono addentrandosi nell’immenso archivio del fotografo per selezionare una collezione di immagini che raccontassero in un unico affresco le diverse condizioni degli animali.


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Giovanni D'Amelio