Borgaro: Massimo Giandinoto è tornato a “incoraggiare” i ragazzi delle medie


La scorsa settimana, l’atleta paralimpico ha avviato il primo dei 15 incontri che si terranno durante l’anno scolastico presso la Secondaria di Primo Grado del territorio. Per portare tra i giovani il messaggio di non lasciarsi mai abbattere dalle difficoltà.

di Giada Rapa

Leggi e/o scarica il nuovo numero digitale di SullaScai.net LEGGI IL GIORNALE / SCARICA IL GIORNALE

Per quanto insormontabili possano sembrare alcuni periodi della nostra vita, c’è sempre una luce in quel buio che ci avvolge. Ma soprattutto è importante ricordare che non siamo mai soli nelle difficoltà. Sono stati questi alcuni degli importanti concetti espressi dall’atleta paralimpico borgarese Massimo GiandinotoCampione Italiano di Atletica nel 2018 sui 60 e i 200 metri, medaglia d’oro nel 2019 e di bronzo nel 2021 nei Mondiali di Para-Rafting– nella mattinata di martedì 23 novembre tenendo il primo di una serie di 15 incontri con le classi della Scuola Secondaria di Primo Grado di Borgaro.

Giandinoto ha raccontato a cuore aperto la sua esperienza, senza la pretesa di insegnare qualcosa, ma con l’obiettivo di fornire ai ragazzi uno spunto per essere più forti, per comprendere che nella vita non si è mai soli. Per Massimo, che ha scoperto di avere un tumore maligno al calcagno del piede sinistro già in metastasi all’età di 9 anni, ha affrontato questa sfida grazie al supporto della famiglia e degli amici. O almeno di coloro che sono riusciti a vedere al di là della sua disabilità, perché dopo l’amputazione della gamba sinistra alcuni hanno scelto di non restargli accanto. “Dai 9 ai 26 anni non mi sono mai fatto vedere con i pantaloncini corti, perché provavo vergogna. D’estate andavo in vacanza all’estero per paura di incontrare qualcuno che potesse conoscermi. Poi un giorno, mentre ero sul divano, ho acceso la TV e visto le paralimpiadi di Londra. Quella è stata la mia svolta” ha spiegato Giandinoto, che da quel momento ha deciso di mettersi in gioco iniziando ad allenarsi nella corsa, chiedendo anche aiuto a diverse associazioni per l’acquisto di una protesi specifica per questa disciplina. “Lo sport mi ha salvato la vita, perché è stata la mia valvola di sfogo. È molto importante trovarne una, perché ci permette di affrontare meglio le avversità” ha ancora proseguito Giandinoto, rispondendo alle tante domande dei ragazzi.

“Abbiamo fortemente voluto questo incontro perché ascoltare Massimo aiuta a migliorare non solo gli studenti, ma anche noi adulti. Ci fa comprendere che non dobbiamo mai fermarci a osservare solo i limiti degli altri, perché magari quegli stessi limiti possono essere un trampolino di lancio. La storia di Massimo servirà sicuramente a far affrontare ai ragazzi la vita in modo diverso, magari riflettendo maggiormente su ciò che hanno o su quello che non stanno vedendo e apprezzando” ha commentato la Dirigente Scolastica Lucrezia Russo. A conclusione dell’incontro, proprio per dimostrare che con la forza di volontàsi può fare tutto, Giandinoto è stato protagonista di una corsa in palestra con i ragazzi presenti. Un modo insolito, ma anche divertente per certi tratti, per affrontare il tema della disabilità, che ha coinvolto e appassionato tutti.


Commenti

commenti