Il Piemonte in prima linea contro il gioco d’azzardo, ma manca ancora un decreto ministeriale


Il 20 novembre scorso, sul territorio regionale è entrata in vigore la legge n. 9 del maggio 2016 che impone l’obbligo di spegnimento per i videopoker e le slot machine presenti negli esercizi pubblici che non rispettano determinate distanze dai cosiddetti “luoghi sensibili”. Un provvedimento più stringente rispetto a quello applicato nel resto d’Italia che sta ancora sollevando feroci discussioni sia a livello nazionale e sia locale, in attesa che il governo ratifichi l’intesa in materia tra Stato, Regioni ed Enti locali. 

di G. D’Amelio

Il Piemonte, al pari di quanto già deciso da molte altre Regioni, ha approvato una legge per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico (legge n. 9 del 2016). In base a questo provvedimento, tra i più stringenti a livello nazionale, gli esercizi pubblici, commerciali e artigianali, tabaccherie, circoli privati, locali pubblici o aperti al pubblico, alberghi e attività ricettive non in regola sono tenuti a rimuovere videopoker e slot machine, pena una sanzione amministrativa pecuniaria da duemila a seimila euro per ogni macchinetta. Sono escluse dal divieto le sale da gioco e le sale scommesse, comprese le sale Vtl e le sale Bingo, già esistenti alla data di entrata in vigore della legge regionale, le quali, però, sono tenute ad osservare le limitazioni orarie di accensione delle apparecchiature previste dalle ordinanze sindacali emanate nei singoli comuni.

COSA PREVEDE LA LEGGE REGIONALE DEL PIEMONTE – Ecco i punti salienti della normativa: piano di recupero e prevenzione. La Giunta regionale deve predisporre un piano triennale integrato per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico; marchio “no slot”. L’assenza di macchinette costituisce requisito per accedere a contributi regionali; Distanziometro. E’ prevista una distanza minima di 300 metri (500 per i comuni con più di 5.000 abitanti) degli esercizi commerciali rispetto ad una serie di “luoghi sensibili” (scuole, impianti sportivi, chiese, ospedali, istituti di credito, etc), con possibilità per i comuni di individuare ulteriori luoghi sensibili. La normativa si applica progressivamente anche alle vecchie licenze: entro 18 mesi per chi ha installato slot machine, 3 o 5 anni per le sale gioco e sale scommesse; limitazioni orarie. I comuni sono autorizzati a disciplinare una riduzione degli orari di apertura non inferiore a 3 ore giornaliere; pubblicità. E’ vietata qualsiasi attività pubblicitaria relativa alle sale da gioco e scommesse o all’installazione delle slot machine e la concessione di spazi pubblicitari da parte delle aziende del trasporto pubblico locale e regionale; vigilanza e sanzioni. Sono previste sanzioni, differenziate per le diverse violazioni della disciplina, i cui proventi sono all’80% destinati ai comuni, cui spetta l’attività di vigilanza; verifica periodica. E’ prevista una verifica della concreta attuazione della legge e dei risultati ottenuti sulla base di apposite relazioni predisposte dalla Giunta.

IL DECRETO ATTUATIVO DEL GOVERNO – Questa legge piace ai cittadini e agli amministratori locali, ma non al Governo, il quale, rischiando lo scontro istituzionale, ha esercitato invano pressioni al fine di chiedere modifiche della norma al Consiglio Regionale. Sta di fatto, però, che per rendere pienamente efficace l’intesa tra Regioni, Enti Locali e Stato in materia di riorganizzazione territoriale della rete di vendita dell’azzardo legale manca ancora il decreto attuativo ministeriale, che doveva essere emanato entro il 31 ottobre, che riporti la clausola che fa salvi norme regionali e regolamenti comunali “più restrittivi” in tema di distanze dai luoghi sensibili e limiti orari di apertura per le rivendite di azzardo legale. Solo parte di questo accordo è stato ratificato dalla recente Legge di Bilancio 2018.

LA VOCE DEL TERRITORIO – Gli assessori di Borgaro e Caselle, Fabrizio Chiancone e Paolo Gremo, che si sono fin qui occupati di far rispettare la legge nei rispettivi comuni, plaudono alla scelta compiuta dal Consiglio Regionale. “Diversi giorni prima all’entrata in vigore della norma – spiega il borgarese Chiancone – abbiamo inviato una lettera a tutti gli esercizi interessati per informarli delle nuove regole e di spegnere le macchinette alla data prefissata. Ordine che, girando per il paese, mi sembra che sia stato rispettato. Alla nostra polizia locale e alle autorità competenti il compito di vigilare sull’osservanza del divieto”. La stessa modalità è stata utilizzata anche a Caselle e al riguardo il Vicesindaco Gremo ha dichiarato di condividere appieno “la decisione presa dal Consiglio Regionale del Piemonte di non indietreggiare su un argomento che mira a salvaguardare le persone più fragili da possibili rischi di dipendenza”. Di parere opposto invece, e non poteva essere altrimenti, i commenti di alcuni esercenti del territorio, secondo i quali si va a penalizzare piccoli locali che nulla hanno a che spartire con il grande gioco d’azzardo che “comunque è legale e dove lo Stato ci mangia alla grande”. Senza dimenticare la ricaduta occupazionale: “Se le cose rimarranno così sarò costretto a lasciare a casa un dipendente”.


Commenti

commenti

Giovanni D'Amelio