Gli Alpini di Borgaro celebrano gli 80 anni dalla morte di Giuseppe Borello


Domenica 28 febbraio si terrà una breve cerimonia presso il Mausoleo dei Caduti situato nel Cimitero Comunale alle ore 9.15, seguita dalla messa in suffragio alle ore 10.

dalla Redazione

Ricorrenza importante per il Gruppo Alpini di Borgaro, che domenica 28 febbraio celebrerà gli 80 anni della morte di Giuseppe Borello, caporal maggiore degli alpini nato a Borgaro l’8 aprile 1916 e caduto in combattimento il 28 febbraio 1941 tra le montagne della Grecia. Sfortunatamente i suoi resti sono dispersi sul suolo greco e in suo ricordo c’è solo la sua foto su una lapide situata presso il Mausoleo dei Caduti al Cimitero di Borgaro. Presso la sede degli Alpini di via Stura 2, sono invece conservate la Medaglia d’argento al Valore Militare nonché il suo cappello da alpino, donato all’associazione dalla famiglia. A causa delle restrizioni imposte dalla pandemia, l’anniversario verrà ricordato attraverso una contenuta cerimonia presso il Mausoleo dei Caduti alle ore 9.15, alla quale seguirà la messa in suffragio alle ore 10 presso la Parrocchia di Borgaro. “Si raccomanda agli Alpini che intendono partecipare di presenziare con cappello alpino, mascherina e mantenere il distanziamento” sottolineano le Penne Nere.

Di seguito, una breve biografia di Giuseppe Borello, scritta dal membro degli Alpini di Borgaro Giuseppe “Beppe” Marabotto.

“Giuseppe Borello era un giovane agricoltore di Borgaro con la quinta elementare nato più di 100 anni fa -per l’esattezza l’8 aprile del 1916- mentre infuriava nel Nord-Est la Prima Guerra Mondiale. In età di leva fu arruolato nel 3° Reggimento Alpini, Battaglione Susa ed inviato sul fronte franco-occidentale, come tanti altri alpini piemontesi nel giugno del 1940. Successivamente partì per un’altra campagna di guerra in Grecia. Trascorse alcuni mesi con la speranza che finisse quest’altra inspiegabile spedizione. Fu nominato Caporal Maggiore. Cadde in combattimento il 28 febbraio 1941 sulle pendici del Monte Golico, una montagna nei pressi del fiume Vojussa, reso famoso dal canto Il ponte di Perati “…la Vojussa col sangue degli alpini s’è fatta rossa”. Aveva 25 anni, non fece ritorno il suo corpo rimase tra le pietraie di quella montagna. Gli fu concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: Comandante di squadra mitraglieri, durante un violentissimo attacco nemico, col fuoco della sua arma, teneva a bada, in quattro attacchi consecutivi forze soverchianti avversarie, che lo attaccavano frontalmente ed ai lati. Caduti i compagni del gruppo tiro e travolta l’arma dal vicino scoppio di una granata, sotto il violento tiro di artiglieria e di armi automatiche, recuperava l’arma e la rimetteva in azione. Rimasto solo, rispondeva al nemico, che lo invitava alla resa, accelerando il suo tiro che creava paurosi vuoti tra le file avversarie. Gravemente ferito continuava il fuoco, finché esangue si abbatteva sull’arma.  Quota 1000 – Monte Golico (fronte greco) – 28 febbraio 1941. (Bollettino Ufficiale 1943 – pag. 5065)”.


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