Dopo la revisione del regolamento, il gruppo di minoranza Uniti per Cambiare ha deciso di non nominare un proprio rappresentante all’interno dell’organismo, contestando il metodo. La maggioranza invece difende l’iter intrapreso, lanciando accuse di assenteismo.

di Giada Rapa
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Come già espresso in sede di consiglio comunale, il nuovo regolamento per la Consulta delle Donne Borgaresi non incontra il favore del gruppo di opposizione Uniti per Cambiare, che durante l’approvazione del 21 luglio aveva scelto di abbandonare l’aula.
A rimarcare la posizione, la recente decisione di non designare alcun rappresentante nel nuovo comitato di coordinamento della Consulta. Pur confermando il proprio sostegno alle politiche di genere, la minoranza ha motivato la decisione contestando le modalità di revisione e approvazione del documento. “L’intero iter è stato caratterizzato da una gestione che, a nostro avviso, ha ridotto al minimo il confronto, ha escluso la minoranza da un dialogo reale e ha trasformato un percorso che dovrebbe essere partecipato e condiviso in un passaggio meramente formale. In queste condizioni, riteniamo che non esistano le basi per una partecipazione seria, trasparente e rispettosa del ruolo dell’opposizione” hanno espresso in un comunicato i consiglieri Cibrario Romanin, Spinelli e Stievano. Rifiutando di avallare un processo ritenuto sbagliato nel metodo e nel merito, la minoranza ha scelto di non far parte dell’organismo per non legittimare quella che definisce una “struttura di facciata”, lasciando alla giunta la responsabilità di far partire la Consulta priva di una parte della rappresentanza consiliare.
Nella sua replica la maggioranza, attraverso la capogruppo Roberta Di Siena, ha ribadito la necessità di revisionare il regolamento anche per correggere una limitazione della precedente versione, che non consentiva la partecipazione dei consiglieri di sesso maschile della minoranza all’interno del coordinamento. Il tutto si è svolto all’interno della Commissione 3, dove Uniti per Cambiare non si sarebbe presentato per offrire il proprio contributo. “Non esiste dibattito, quando qualcosa a loro non piace, si alzano e se ne vanno. Quindi non vengano a parlare di metodo, merito, lavoro svolto… perché non hanno la minima idea di che cosa voglia dire lavorare insieme” ha evidenziato Di Siena.

