Borgaro: la Consulta per le Donne e la chat della discordia


Durante l’estate, l’organismo amministrativo è tornato a far parlare di sé per un botta e risposta tra l’assessora Pina Fabiano e l’ex presidente Cinzia Tortola, legato anche alla cancellazione del gruppo whatsApp.

Borgaro: la Consulta per le Donne e la chat della discordia

di Giada Rapa

Nata come risorsa per la cittadinanza, la Consulta per le Donne Borgaresi in questa estate è tornata al centro della cronaca non per il suo operato, ma per le recriminazioni tra l’assessora Pina Fabiano e l’ex presidente dell’organismo Cinzia Tortola. Dopo l’approvazione a luglio del nuovo regolamento da parte del consiglio comunale – votato a maggioranza con i soli consiglieri di Uniti per Cambiare contrari – anche il Partito Democratico locale si era espresso in merito, evidenziando come le modifiche introdotte privino l’ente della sua storica autonomia per trasformarlo in un mero strumento dell’autorità comunale. Poi il mese di agosto ha portato a un nuovo scontro.

A iniziare è stata l’assessora alle Pari Opportunità, Pina Fabiano. In una nota l’esponente di giunta ha spiegato di aver scelto il silenzio nei mesi scorsi ritenendo che certi temi andassero affrontati in sedi più opportune, decidendo però di intervenire ora pubblicamente per raccontare quello che definisce “il triste epilogo di una presidenza sulla cui continuità il coordinamento aveva riposto fiducia”. Secondo l’assessora, Tortola avrebbe cancellato il gruppo whatsApp della Consulta nonostante le richieste di mantenerlo, sostenendo – in modo che Fabiano definisce “falsamente motivato” – che la chat fosse di sua proprietà, quando era stata creata dalla prima presidente della Consulta Marcella Maurin. A questo episodio si aggiungerebbe la mancata consegna delle credenziali della posta elettronica e dei canali social dell’ente, richieste formalmente via protocollo. Fabiano ha contestato inoltre l’atteggiamento dell’ufficio di presidenza uscente – composta oltre che dalla Tortola anche dalla vice Loredana De Vita e dalla segretaria Simona Liberto – accusato di aver puntato il dito contro le consigliere dimissionarie e di aver confuso il ruolo di coordinamento con quello di “autoritaria accentratrice”.

La risposta di Tortola non si è fatta attendete. L’ex presidente ha rivendicato il lavoro svolto negli anni rifiutando di entrare nel “gioco del chi ha torto e chi ha ragione” sostenendo che ciò che conta è “l’impegno concreto profuso a tutela delle donne borgaresi”. Tortola ha definito “sterile” il richiamo alla fiducia tradita – essendo stato il coordinamento stesso a eleggerla – respingendo le accuse di autoritarismo e rimandando al “vero volto” mostrato dalla politica locale nell’assemblea del 19 maggio che ha portato allo scioglimento dell’organismo. Sulle questioni pratiche, ha assicurato che lei e le sue collaboratrici restituiranno “tutto ciò che è dovuto e restituibile”, rivendicando correttezza e trasparenza e ricordando che i verbali delle riunioni testimoniano una gestione sempre condivisa. Infine, Tortola ha segnalato un dettaglio che ritiene significativo: la sua richiesta formale di cancellazione dall’iscrizione alla Consulta, inviata al Comune, ma non riportata dall’assessora.


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