Borgaro: una serata di memoria tra le voci de “I miei condannati a morte”


Alcune lettere scritte dai giovani condannati a morte e raccolti in un libro da padre Ruggero Cipolla – cappellano delle carceri Le Nuove di Torino durante la Resistenza – sono state portate con intensità sul palco dalle voci di Franco Romanelli ed Elena Ruzza.

di Giada Rapa

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“Dopo l’8 settembre 1943 – data in cui è entrato in vigore l’armistizio – moltissimi giovani hanno fatto una scelta di libertà. Una libertà di cui non hanno potuto godere, ma le cui micro‑storie sono importanti da ricordare”. Con queste parole, la volontaria de Le Nuove Pina Mafodda ha aperto la terza replica del reading I miei condannati a morte, tratto dal libro di padre Ruggero Cipolla e andato in scena al Cotton Theatre di Cascina Nuova nella serata di sabato 21 febbraio.

Un’introduzione che ha subito dato il tono alla serata: non una semplice rievocazione storica, ma un invito a riflettere sul valore della libertà di cui oggi possiamo godere. Il reading, promosso da Le Nuove – Museo del Carcere con il sostegno del comune di Borgaro, della sezione ANPI “Ercolina Suppo”, dell’ARCI Valle Susa Pinerolo, dell’APS CDM e della Parrocchia di Borgaro, ha portato al centro della scena le lettere dei condannati a morte raccolte da padre Cipolla, cappellano delle carceri durante la Resistenza.

Le interpretazioni di Elena Ruzza e Franco Romanelli hanno dato una voce vibrante a quelle testimonianze, restituendo al pubblico la dimensione più intima e dolorosa di quei giorni: la paura, il perdono, la consapevolezza di essersi sacrificati per qualcosa di giusto. A rendere il tutto ancora più intenso è stato l’accompagnamento musicale del Gruppo Vocale Voci Perigolose (Franco Romanelli, Laura Ribet, Jonathan Kleis e Sara Papandrea) esibitosi in Lasciatemi morire e Miserere, insieme alle melodie della pianista Patrizia Granero – anche direttrice dell’Ensemble Mariatti – e del violista Nunzio Pizzino. L’incontro è stato anche l’occasione per ricordare Calogero Modica, direttore de Le Nuove, scomparso a metà febbraio. Una figura centrale per la tutela e la trasmissione della memoria carceraria torinese, che – come sottolineato dagli organizzatori – aveva un’idea chiarissima del valore di quei luoghi “in cui la vita si è consumata”.

Il reading è stato preceduto dagli interventi di Dario De Vecchis, presidente dell’ANPI locale “Ercolina Suppo”, che ha ricordato come la Resistenza non sia stata solo quella dei partigiani armati ma anche quella di sacerdoti e cappellani che hanno aiutato la popolazione civile, come don Banche; e di don Alessandro, che ha raccontato il suo legame personale con Padre Cipolla. “Le sue prediche non erano brevi, ma erano piene di fuoco”, ha evidenziato. “Cercava di accompagnare i detenuti verso la consapevolezza: dal Mi è andata male al Ho fatto male”.

La parte conclusiva è stata affidata alla presidente dell’associazione “Nessun Uomo è un’Isola”, Maria Di Marco, che ha rivolto un invito a visitare Le Nuove e a riflette sul tema trattato. “Oggi diamo per scontato di poter fare ciò che vogliamo, ma allora la libertà non c’era. Questi ragazzi, che avevano 16 o 17 anni, sono stati arrestati, torturati, condannati. Eppure non si sono mai arresi”. Ha inoltre ricordato che Padre Ruggero, scomparso nel 2006, fino all’ultimo ha partecipato alla cerimonia del 25 aprile al Martinetto, inginocchiandosi per baciare il terreno dove tanti giovani erano stati fucilati. È stata inoltre menzionata la figura di suor Giuseppina Demuro, riconosciuta nel 2024 come “Giusta tra le Nazioni”.


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