A pochi giorni dal voto, abbiamo raccolto tra gli amministratori comunali di zona alcune posizioni tra chi è favorevole alla riforma sulla giustizia e chi invece è fermamente contrario.

di Giada Rapa
Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati a esprimersi sul referendum costituzionale confermativo relativo alla riforma sulla giustizia decisa dal governo Meloni. Una consultazione senza quorum, che interviene su diversi articoli della Costituzione. Un tema complesso, che sta animando il dibattito anche a livello locale. Abbiamo raccolto alcune voci del territorio per offrire un quadro delle diverse sensibilità in campo. L’avvocato Marco Guerrino Latella, coordinatore del circolo di Fratelli d’Italia a Borgaro, si esprime con convinzione a favore della riforma, in linea con la posizione del suo partito. “Voterò SI e inviterò a votare SI” afferma, sottolineando come la separazione delle carriere rappresenti, a suo giudizio, un passo avanti verso un processo più equilibrato. “Non risolve tutti i problemi della giustizia, ma è la direzione tracciata già alla fine degli anni ’80. La separazione dei ruoli tra giudice e pubblico ministero garantisce terzietà e tutela sia per gli imputati sia per gli avvocati”. Latella evidenzia inoltre che la riforma introduce un sistema più chiaro anche sul piano disciplinare, pur evitando di entrare nei dettagli tecnici. Favorevole al SI anche il sindaco di Borgaro Claudio Gambino, che pur provenendo da un percorso politico diverso, vicino al centro sinistra, condivide l’impianto della riforma. “Sono favorevole alla separazione delle carriere, alla creazione di due Consigli Superiori della Magistratura e di una Corte disciplinare – spiega – poiché ritengo che possa essere un elemento di maggiore tutela per l’imputato e di maggiore imparzialità per la magistratura stessa”. Gambino ribadisce inoltre l’importanza della partecipazione. “In ogni consultazione referendaria auspico una grande affluenza. È uno strumento prezioso a disposizione del popolo che non va sprecato in nessuna occasione”.
Di opinione diametralmente opposta Endrio Milano, capogruppo di Progetto Caselle 2027, che annuncia un voto contrario e critica duramente l’impianto della riforma. Milano parla di “referendum col trucco”, accusando il Governo di aver approvato la revisione costituzionale “a tappe forzate e senza condivisione con l’opposizione”. Secondo il consigliere comunale, la riforma “non risolve i problemi reali della giustizia: non riduce i tempi dei processi, non stanzia risorse aggiuntive e non affronta le criticità strutturali del sistema”. Milano esprime inoltre preoccupazione per i possibili effetti sull’indipendenza della magistratura. “È un primo attacco alla Costituzione repubblicana e antifascista. Convintamente voterò NO”. A portare una voce giovane nel dibattito è Beatrice Miroglio, 23 anni, borgarese, laureanda in giurisprudenza e segretaria dei giovani democratici Torino Nord. Netta anche la sua posizione. “Il voto del 22 e 23 marzo non riguarda la separazione delle carriere. Dietro questo manifesto politico c’è molto di più”, ovvero la limitazione della magistratura. Miroglio afferma infatti che la riforma “non ridurrà i tempi della giustizia, come ammesso dallo stesso ministro Nordio, ma indebolirà i pubblici ministeri e creerà un CSM più soggetto al Governo, senza risolvere il problema delle correnti”. La giovane esponente sottolinea anche il metodo con cui la riforma è stata portata avanti. “Non è stata discussa neanche una volta in Parlamento. Per i suoi contenuti e per il percorso con cui è stata approvata, bisogna votare NO”.

