Contro la didattica a distanza, una mamma di Caselle scrive a Cirio


La missiva, indirizzata al Presidente della Regione Piemonte, riporta il pensiero comune di molti genitori del territorio. Si chiede la riapertura delle scuole a partire dal 6 aprile.

dalla Redazione

In tutta Italia proseguono le proteste di genitori e studenti contro la DAD, la didattica a distanza, con iniziative di piazza per chiedere alle autorità competenti la riapertura delle scuole. Su questo tema, qualcosa inizia a muoversi anche dalle nostre parti. Nei giorni scorsi, infatti, una mamma di Caselle, in rappresentanza di molti altri genitori del città, e non solo, ha inviato una lettera al Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio.

Dopo una prima parte generale sulle conseguenze negative che il Covid sta generando, la missiva arriva al dunque. “Bisogna prendere coscienza però che ci sono molti altri danni che hanno preso vita nelle nostre case e che se non viene posto subito un rimedio vedremo svilupparsi con gravissimi risvolti nel nostro prossimo futuro. Sto parlando degli effetti della chiusura della scuola e della DAD. Quando nel 2020 abbiamo preso consapevolezza del Covid-19 noi genitori ci siamo rimboccati le maniche per cercare di spiegare ai nostri figli quello che stava accadendo. Cosa possiamo dire oggi? Quello che come mamma mi fa più male è essere consapevole che bambini e ragazzi hanno accettato tutto questo ed hanno rispettato le regole, anche meglio di tantissimi adulti, mettendoci serietà ed entusiasmo, ma dopo un anno ci ritroviamo al punto di partenza. Quale insegnamento quindi ne traggono? Forse che rispettare le regole non serve perché tanto alla fine sono loro i primi a rimetterci? Noi genitori non possiamo più accettare tutto questo! Siamo noi che dobbiamo dare voce ai nostri figli ed io sono qui a scriverLe come portavoce di tanti genitori per chiederLe che la scuola il 6 aprile riapra“.

“I nostri figli – prosegue la lettera – stanno pagando un prezzo troppo alto, sono destabilizzati e soprattutto
negati di uno dei loro diritti primari quello all’istruzione ed al gioco. La scuola doveva essere l’ultima a venire toccata ed invece, in una situazione di emergenza, è stata nuovamente la prima, mentre è a tutti gli effetti, perlomeno dal suo interno, uno dei luoghi più controllati. I nostri bambini misurano la temperatura ogni giorno, indossano per 8 ore la mascherina, si disinfettano le mani e convivono con una serie di regole sui comportamenti da seguire in caso di un contatto Covid-19. Siamo consapevoli che il più delle volte i problemi sorgono fuori dagli edifici scolastici e nei mezzi pubblici e per questo è indispensabile tornare ad avere le scuole aperte continuando a seguire tutte le regole“.

“Egregio Presidente – scrive ancora la mamma – io non mi permetterei mai di dirLe cosa andrebbe fatto perché è
sicuramente molto difficile gestire questa situazione, ma credo anche che ognuno debba fare al meglio il proprio lavoro ed il mio è soprattutto quello di mamma. Una mamma deve fare di tutto per garantire un futuro ai suo figli (sono la nostra eredità) e salute mentale per una serena crescita ed un’infanzia non traumatica… Pensiamo ai nostri ragazzi, agli adolescenti che stanno vivendo un periodo unico della loro vita. Ci siamo passati tutti e sappiamo quanto sia difficile. Bene, a loro viene chiesto di chiudersi in una stanza e vivere le loro vite dietro uno schermo
senza poter socializzare. In questo modo non possono imparare, la scuola è anche tanto altro! Stanno diventando sempre più pigri, indifferenti al confronto con gli altri essendo anche privati di quella valvola di sfogo quale lo sport che è essenziale per la loro salute fisica e mentale”. “Noi genitori – conclude lo scritto – non possiamo più accettare tutto questo, abbiamo fatto sacrifici e a distanza di un anno chiediamo priorità alla scuole ed è per questo che facciamo sentire la nostra voce!”.


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Giovanni D'Amelio