Caselle: una serata alla scoperta di Gelindo, personaggio del presepe piemontese


La storia del pastore-contadino piemontese, primo testimone della Natività, è stato al centro di un incontro rivolto a custodire e diffondere una tradizione orale che rischia di scomparire.

di Giada Rapa

Ormai sono rimasti in pochi, durante la preparazione del presepe, a soffermarsi sulle statuine che lo compongono, considerando anche che, a causa dell’omologazione dei prodotti industriali, l’artigianalità e la varietà dei personaggi si sono in gran parte perdute. Chi è più fortunato, e ha ereditato statuine dai nonni o dai bisnonni, può ancora scoprire figure insolite e ricche di significato. Tra queste, un pastore con un agnello in spalla: Gelindo.

La sua storia è stata al centro della conferenza organizzata dall’associazione casellese La Forgia – importante sodalizio per la valorizzazione della cultura e del patrimonio piemontese – con lo storico e giornalista Davide Aimonetto che ha ripercorso le origini del presepe e il ruolo che Gelindo ha assunto nel folklore piemontese. Partendo dalle prime raffigurazioni paleocristiane e dall’invenzione del presepe vivente di San Francesco, Aimonetto ha mostrato come la tradizione si sia evoluta nei secoli, distinguendo tra presepi “palestinesi” e “popolari”. È in quest’ultimo filone che si colloca Gelindo, figura nata dall’oralità e dalle “divote commedie” teatrali, capace di incarnare la saggezza contadina e la generosità degli umili. Secondo la leggenda, Gelindo è stato il primo a incontrare la Sacra Famiglia lungo il cammino verso Betlemme – anche lui obbligato a rispondere alla Legge di Erode sul censimento – offrendo la sua capanna e il suo bue per riscaldare il bambino. Bonario, ma insicuro, Gelindo è un agricoltore contadino: un personaggio in cui molti potevano immedesimarsi. Protagonista di rappresentazioni comunitarie fino al secondo dopoguerra, è stato riportato in auge negli anni ’60 da Gipo Farassino. Oggi la tradizione sopravvive in alcune comunità del Monferrato e del Biellese, dove gruppi amatoriali continuano a tramandarne la storia.

Come ha ricordato Aimonetto nella sua conclusione, Gelindo non è un quinto evangelo, ma una favola popolare che ha permesso di avvicinare il mistero della Natività alla sensibilità contadina. Il suo personaggio incarna il valore degli umili, con pochi doni materiali – il già citato agnello sulle spalle e nelle tasche pezzi di formaggio e di marzapane – ma molti spirituali, come la saggezza proverbiale che lo accompagna e la sua capacità di aprirsi al nuovo nonostante la diffidenza iniziale. “Non permettiamo che Gelindo venga dimenticato. Diventare portatori di questa tradizione orale significa preservare non solo una storia, ma anche i valori e tradizioni”.


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